PICCOLE SUORE MISSIONARIE DELLA CARITÁ - DON ORIONE
29 Luglio 10

 

Sr. Maria Luce di S. Giuseppe


Una storia di fedeltà e di amore

“La mia sorte è caduta
su luoghi deliziosi.
La mia eredità è magnifica!”

Mi trovo alquanto imbarazzata nel descrivere la mia vocazione nel “Ramo” delle Suore contemplative di Gesù Crocifisso” nella vita claustrale, perché certe emozioni, sono difficili da esprimere a parole, comunque, “racconterò le meraviglie che il Signore ha compiuto per me” Sia glorificato il Signore.
Da 9 anni mi trovo a Tortona in questo Monastero “Villa Charitas”. Vi sono giunta precisamente il 24 maggio del 1998. Non so descrivere l’emozione provata, la mia grande gioia. Era il giorno dell’ Ascensione e il giorno della festa di Maria SS. Ausiliatrice. Il giorno dell’ingresso, non era stato programmato, non si era tenuto conto delle festività!!!
Avevo compiuto 70 anni. Come è possibile a questa età, adattarsi ad uno stile di vita totalmente diverso da quello della vita attiva fino ad allora condotto? Eppure è stato possibile: era la volontà del Signore, che mi chiamava per mezzo dell’ obbedienza. Era una chiamata sicura.

Ecco un po’ la mia storia.
Mi trovavo a Genova Quezzi, in una Casa di spiritualità. Quel giorno, ero intenta a preparare il refettorio, quando venne la Madre Sr. Maria Ortensia Turati, allora Madre gen.le, e, su due piedi, mi chiese se mi sentivo di andare al Monastero di Villa Charitas per essere un punto di riferimento alle Consorelle, dopo la morte della loro Superiora Sr. M. Ester. Alegre.
Mi disse che non sarei stata tenuta alla clausura, che avrei potuto uscire, che sarei stata sempre una Piccola Suora Missionaria della Carità…Ma io le risposi subito e con vera gioia, che vi sarei andata più che volentieri e che avrei osservato anch’io la clausura come le nostre Sorelle contemplative. Fu così che entrai in clausura senza presentare domanda: si trattava per me di una sicura scelta del Signore, al quale volevo rispondere senza esitazione e con grande riconoscenza.
Ed ecco il perché:
Quand’ ero giovane Suora, proprio qui, a “Villa Charitas” (allora orfanotrofio Ist. Educativo Assistenziale, aperto da Don Orione nel 1933), ero incaricata dell’educazione dei bambini, dal 1958 al 1962. Nei primi 2 anni (ma anche prima di venire a Tortona) mi sentivo in forte crisi. Sentivo un grande desiderio di vivere una maggior unione con il Signore nel silenzio e nella preghiera, dove solo in clausura è possibile: solo in clausura, dove si vive sempre nella Casa del Signore, e, per la Liturgia delle Ore, si va in Chiesa sette volte al giorno facendo parte del “coro” della Chiesa che loda il suo Sposo. In nessun altro luogo questo è possibile. Il ritmo, scandito della preghiera, della Chiesa, santifica il tempo, il tempo del lavoro e delle altre occupazioni. Così, giorno dopo giorno si vive la propria storia sacra. Ebbene, mi interrogavo continuamente: “Sarà volontà di Dio” che io vada in clausura? E se questa è la sua volontà, la devo seguire costi quello che costi. Trascorsi così 2 anni pur cercando di compiere il meglio possibile il mio compito educativo. Pensavo che sarei stata più utile ai bambini, con la preghiera. Pensavo che l’Istituto non era in grado di educarli, che avrebbero avuto bisogno di una famiglia, che non si faceva il loro bene, (anche se in quel tempo per certe situazioni familiari non vi erano alternative). Pensavo, inoltre che io impiegavo tutte le mie energie spirituali e fisiche per un piccolo gruppo, erano circa una trentina. Era come se avessi avuto una mia famiglia così composta. Ma io desideravo una “famiglia” più grande, la “famiglia” di Dio che comprende tutta l’umanità: un amore più grande. Più universale: consumare la vita per tutta l’umanità, aver come Don Orione, “un cuore senza confini” nella ricerca silenziosa e nascosta di “Dio solo”. Tutti questi pensieri mi tormentavano e chiedevano una risposta.
Dopo circa due anni di crisi molto sofferta, (La mia Superiora, che era a conoscenza, come pure l’allora Madre gen.le Sr. Maria Voluntas Dei, erano decisamente contrarie perché avrei dovuto uscire dalla Congregazione). Ma io volevo rispondere alla chiamata del Signore. Decisi di parlare al nostro Consultore Mons. Rousson. Egli mi ascoltò con pazienza; mi mise di fronte tutte le difficoltà che avrei incontrato in un nuovo stato di vita…Poi mi assicurò che si sarebbe fatto carico del mio problema qualora mi fossi sentita decisa per questa nuova scelta. In un altro colloquio con Lui, mi disse che vi era a Roma un Monastero che avrebbe potuto accogliermi previa domanda. Fui felice di questa assicurazione. Preparai la Domanda e quando Egli venne un’altra volta a Tortona a Casa Madre, scesi da quassù, da “Villa Charitas, e prima di recarmi a Casa Madre, passai da S. Michele per informare il mio confessore. Ero certa che mi avrebbe incoraggiato positivamente. Gli dissi che ancora avevo il dubbio: “Sarà proprio questa la volontà del Signore? Non sarà un’evasine?”. Egli mi ascoltò e, dopo una pausa di silenzio, mi rispose: “Sarà bene aspettare ancora un po’. A queste parole, mi sentii crollare il mondo addosso, altro che risposta positiva?Aspettare ancora? La mia mente era già tutta presa dal pensiero della clausura “vi ero già tutta dentro” Non era possibile!!! Ma in quel momento compresi con grande angoscia, che la clausura non era per me. Mi sentivo schiacciata; un sudore freddo mi fece tremare. Non so descrivere il mio stato d’animo. Compresi chiaramente che il Signore non voleva che abbandonassi la Congregazione. Che continuassi a servirLo come Piccola Suora Missionaria della Carità.
Tornai su a “Villa Charitas” ormai libera da “crisi” anche se in una angoscia profonda per una tale rinuncia, ma ormai libera. Il Signore mi sostenne e mi diede la grazia di andare avanti con serenità. Negli anni successivi, fui incaricata dei bambini orfani o con famiglie in difficoltà, poi anche con persone anziane ed ammalate in diverse Istituzione dell’Opera Don Orione. pure a Roma, all’Ostello Charitas, della Stazione Termini, appena aperto da Mons. Di Liegro, per servire i poveri senza fissa dimora. E, in seguito, a “Casa Don Orione”, anch’essa appena aperta da Mons. Di Liegro (prima in Roma) come comunità per gli affetti da AIDS.
Durante tutti questi anni trascorsi nel campo della carità, non mi sono mancate prove e tribolazioni e sofferenze di vario genere. Ma il Signore ovunque mi ha accompagnato, Lui che è fedele per sempre.

Nel Capitolo. Generale delle P.S.M.C. del 1987 dove venne proposto l’avvio di un “Ramo” per Suore contemplative alfine di realizzare il desiderio di D. Orione più volte espresso fin dal 1916 (che avrebbe istituito un “Ramo” di Suore contemplative di stretta clausura), io sostenni con gioia questa proposta. Dopo l’approvazione, nel 1990, ebbe inizio a Tortona, e proprio a “Villa Charitas” (dove l’attività assistenziale era cessata e l’Istituto si prestava alla ristrutturazione per essere luogo idoneo alla clausura), il nuovo “Ramo” delle Piccole Suore Missionarie della Carità contemplative di Gesù Crocifisso. La mia gioia fu molto grande per tale inizio, ma non pensai minimamente a presentare domanda: sapevo che Gesù non mi chiamava a questa forma di vita. E rimasi nella pace.

Adesso si può comprendere l’emozione provata, quando mi fu chiesto di entrarvi dopo 8 anni di fondazione del “Ramo”: si trattava proprio di una chiamata sicura del Signore, attraverso l’obbedienza. Egli mi aveva preparato il Monastero e una comunità già avviata e, proprio lì in quella medesima Casa dove avevo tanto sofferto e fatto la grande rinuncia. Non voleva che lasciassi la mia famiglia religiosa per altri Monasteri. Il Monastero “Villa Charitas” è il primo” delle Suore contemplative di Gesù Crocifisso. (di Don Orione)

Un “filo” conduttore ci accompagna sempre e anche nei momenti incerti, oscuri…Il Signore non ci abbandona mai! Lo si scopre nel tempo e si comprende come la nostra vita, in ogni istante, è preziosa ai suoi occhi. Ora vivo felice in clausura come desideravo da giovane, nonostante la consapevolezza della mia meschinità e miseria, nell’offerta quotidiana degli ultimi anni di vita. Ho ricevuto il centuplo! Ho sperimentato come è buono il Signore. Non sarà sufficiente l’eternità per ringraziarLo abbastanza. A Lui onore e gloria nei secoli. Amen!

Suor Maria di Gesù Crocifisso


Canterò senza fine le grazie del Signore

Molte volte si pensa che una vocazione religiosa nasca proprio in seno ad una famiglia profondamente cristiana, ma... non sempre è così! C'è chi potrebbe dire: "...Oggi sono in clausura, però a casa non si pregava..."
Ricordo quando, a quattro anni, per la prima volta ho sentito mia madre nominare "Dio". Certo Dio c'era ma, dai miei genitori, non vedevo compiere nessun atto di pietà e tanto meno andare alla Messa.
I soldi che il papà guadagnava non bastavano, anche se il necessario non ci sia mai mancato, e ciò rese inevitabile che anche la mamma lavorasse. Mia sorella, più grande di me di sette anni, andava a scuola ed io fui affidata ad una buona signora, che tutte le mattine mi accoglieva nella sua casa fino al ritorno della mamma dal lavoro. Questa famiglia mi ha circondata di affetto imprimendo nel mio piccolo cuore i segni della fede.
Ricordo che più di una volta mi avevano mostrato la foto della loro figlia quando aveva fatto la Prima Comunione, e mi dicevano: "Anche tu la farai e devi chiederlo alla tua mamma". Era tanto bella quella bambina vestita tutta di bianco; mi attirava certamente più il vestito bello che la Prima Comunione!
Venuto a mancare il capo famiglia, la buona signora chiese a mia madre di lasciarmi passare qualche notte a farle compagnia e lei l'accontentò. In tale occasione ammirai in questa donna la sua forte pietà; prima di andare a letto pregava in ginocchio il rosario, anch'io volevo farlo con lei ma sempre ero vinta dal sonno e non arrivavo mai alla fine.
Avendo la mamma lasciato il lavoro, non fu più necessario che andassi in quella famiglia se non di rado. Di Dio non sentivo più parlare e nel mio cuore il seme della fede non cresceva.
Ero in terza elementare quando feci amicizia con una compagna di scuola che un giorno mi mise un libro tra le mani e mi disse: "...Leggilo, è bello sai, dopo me lo riporti." Era "il catechismo": non sapeva quella bambina il tesoro prezioso che mi aveva dato; non glielo riportai più! Leggendo e rileggendo il buon Dio in segreto m'istruiva. Decisi di ricordare alla mamma di farmi fare la Prima Comunione; ella accettò anche se affermò che avrei dovuto parlare io stessa con il Parroco. Un po' tremante andai a parlargli ed egli mi disse che avevo l'età giusta per cominciare il catechismo, ma che avrei dovuto aspettare l'anno successivo e m'invitò ad andare a Messa la domenica.
Mia sorella si offrì di accompagnarmi tutte le domeniche a Messa e anche lei decise di fare la Prima Comunione e la Cresima insieme; così in pochi mesi si preparò e ricevette entrambi i Sacramenti.
Quando iniziai il catechismo sentivo dai catechisti il ritornello di portare i nostri genitori a Messa, ed io non cessai di invitare la mamma. Lei, tuttavia, faceva la sorda; mi diceva che aveva i suoi impegni, che l'orario non era adatto ed altre mille scuse. Finalmente è arrivato anche per me il giorno della Prima Comunione nella semplicità e nella grande gioia di ricevere il Signore. Un giorno riuscii anche a convincere la mamma per andare alla Messa e iniziò a venire. Cominciò ad avvicinarsi alla fede e si rese conto che non poteva avvicinarsi alla Santa Comunione in quanto non preparata a ciò, infatti era sposata solo civilmente e non era cresimata. Così si preparò per la Cresima e, dopo aver convinto con difficoltà, il papà, si sposarono in Chiesa.
Non avrei mai pensato di ricevere la grazia di vedere uniti in matrimonio in Chiesa i miei cari genitori!. Il richiamo di Dio dilatò i nostri cuori come famiglia! Mamma cominciò a partecipare alla Legione di Maria, attirando anche il papà, con l'impegno di pregare tutti i giorni il Santo Rosario, e mia sorella ed io cominciammo a partecipare al gruppo giovanile. Che bello era pregare prima dei pasti e il Santo Rosario tutte le sere a casa.
Tuttavia posso dire che senza accorgersene la mamma mi fece fare la consacrazione alla Madonna e al Sacro Cuore anche se non ero pronta, ma non potei rifiutarle questo suo desiderio.
I Cuori di Gesù e di Maria mi hanno custodito facendo crescere in me il desiderio di consacrare la vita nello stato religioso. Finita la scuola, a 18 anni, entrai tra le Piccole Suore Missionarie della Carità e a 23 anni feci la scelta per la vita contemplativa; lasciai la mia patria, l'Argentina, per entrare nel “Ramo” delle Suore Contemplative di Gesù Crocifisso sempre nella stessa famiglia religiosa.
Posso solo dire "Grazie!" al Signore perché solo Lui può operare meraviglie.

 

Suor Maria Cristina del Redentore


“TUTTO E’ GRAZIA, TUTTO E’ PROVVIDENZA”
“Sta piccola ai piedi di Gesù Crocifisso”
(S. Luigi Orione)

La luce dell’ aurora svela lentamente la ricchezza e la bellezza del creato; il silenzio, i suoni della natura, l’ebbrezza del vento… gli uccelli tutto è vita, tutto parla di Dio del suo Amore, e così il silenzio dell’anima dimentica di sé è presente solo a Dio al suo Amore.
Io a quattro anni più o meno, custodivo un Gesù Crocifisso mutilato, che amavo con tenero amore, lo pregavo, lo consolavo, non mi rassegnavo alla sua sofferenza, non comprendevo il perché di essa. Quando feci la prima comunione, l’anima mia fu totalmente avvolta dall’ amore di Gesù che sentii il desiderio di essere sempre con Lui. A quattordici anni, chiesi ai miei genitori di farmi Suora, ma mi risposero di aspettare perché ero ancora piccola e dovevo studiare. Così crescevo con questo desiderio, nascosto come un tesoro nel cuore. Frequentavo la Parrocchia ed ero iscritta al gruppo di Azione Cattolica, ero felice di partecipare al Presepio vivente per ricordare la nascita di Gesù Bambino, ma anche perché dopo, si andava a portare gioia, con doni, ai malati, ai sofferenti, ai carcerati.
Come l’agricoltore aspetta che il seme cresca, così aspettavo il tempo di Dio. Finiti gli studi, ero contenta perché avrei potuto entrare in convento. Ma la volontà di Dio nei miei riguardi, era un’altra. Mio papà si ammalò gravemente, e per non dare dispiaceri a lui e ai familiari mi iscrissi all’università. Lui rimase ammalato per un lungo periodo e, dopo una lunga sofferenza, morì. Tutti i miei sogni si frantumarono, nonostante ciò, durante il tempo trascorso, sentivo sempre la presenza di Dio nella mia vita
che rendeva più sensibile il mio cuore al suo amore, alla sua chiamata. Continuai a studiare e, nello stesso tempo,cominciai a lavorare. Come a tutti i giovani, mi attiravano ovviamente anche altre cose, lo sport, la musica le vanità della vita. Smisi di frequentare la Parrocchia, vi andavo solo alla domenica a Messa e pian piano lasciai anche questa. Ma Gesù sempre camminava al mio fianco come “un prode valoroso”, la sua presenza mi avvolgeva, mi richiamava perché ritornassi a Lui mediante l’invito a partecipare a qualche Messa di anniversario, di’incontro giovanile, ritiro spirituale per giovani… ancora nel mio cuore si celava il desiderio della vita religiosa, ma ormai pensavo, “è troppo tardi”, Gesù non vuole questa per me. I tempi del Signore non sono i nostri tempi e così, attraverso la mediazione umana di un amico che mi chiese di aiutarlo con il gruppo della catechesi ai bambini, di un quartiere molto povero, io gli risposi negativamente, non mi sentivo degna e neppure preparata, ma Lui solo mi chiese:”Ami Gesù?” Sì, gli risposi, “Ami Maria? Sì. Allora non puoi dire di no a Gesù. Fu così che iniziai un cammino di conversione e di donazione. ero felice del ritorno alla casa del Padre come il figliol prodigo. Dopo qualche anno il gruppo dei catechisti si consolidò con i catechisti del luogo, allora ritenne opportuno ritirarmi: il lavoro, lo studio e la distanza del quartiere mi impedivano di continuare. Lasciai la catechesi con grande pena nel cuore, ma sempre rimasi
legata al gruppo.
Gesù non voleva lasciarmi disimpegnata. Un giorno, tornando dal lavoro, trovo un’ amica che era catechista nella Parrocchia vicina a casa, e mi chiede aiuto: aveva i ragazzini che si dovevano preparare alla Cresima ed erano numerosi, non ho potuto dire di no, perché sentivo che era Gesù che mi chiamava sempre con tante delicatezze. Quando preparavo un gruppo di bambini alla prima Comunione, nel giorno che dovevano preparasi alla confessione, il Padre, fra altre cose, disse loro di non dire mai di no a Gesù. Ascoltando ciò, il mio cuore si arrese; tutto ciò che sentivo mi faceva capire che i bambini, gli uomini avevano bisogno di Dio, e che per donarlo a loro dovevo riempire la mia vita, diventare un luogo della sua dimora, della sua presenza dedicandomi interamente a Lui nel nascondimento, nel silenzio, nel sacrificio, e nella continua preghiera di intercessione. Così parlai con un sacerdote e cominciai un cammino di discernimento vocazionale. Conobbi le Suore di S. Luigi Orione per mezzo di un’ amica che entrò da loro per un cammino di formazione, compartiva momenti di preghiera e di servizio, e iniziai anch’io un cammino per conoscere il carisma orionino. Ero seguita dalla Superiora della comunità, mediante un piccolo programma. Quando parlai personalmente con la Madre Generale, sentii nel mio cuore che Gesù mi voleva in questo nuovo “Ramo” delle Suore contemplative di Gesù Crocifisso, perché l’amore di S. Luigi Orione per Gesù Crocifisso, Maria, il Sacro Cuore, l’Eucaristia, le anime…era il mio ideale che avrei raggiunto nella preghiera, nella clausura, nel silenzio.
Lasciai patria, famiglia, amici, lavoro, arrivai in Italia e cominciai il cammino di consacrazione, cammino interiore, attraverso le vie del cuore, nella percezione della presenza di Dio che avvolge, penetra, rischiara con le sue gioie, i travagli dell’ impegno spirituale quotidiano in comunione con la croce di Gesù Crocifisso. L’ inizio del “Ramo” nel 1998 non esisteva ancora anche se lo si prevedeva imminente e la comunità non si era ancora formata. Con il cuore sempre proteso verso Gesù, aspettavo l’ora di Dio come il fiore aspetta l’acqua e il sole per aprirsi alla vita.
Come un bellissimo tramonto dove il sole sparge i suoi ultimi raggi di luce sulla terra, donando spazio al silenzio della notte, così l’anima piena di grazia e di amore, nello stupore di una notte stellata, immersa e perduta nell’amore di Gesù Crocifisso e dei fratelli si assopisce in Dio. Oggi dopo diciassette anni di vita di clausura, ringrazio Gesù e Maria per il dono della vocazione e di tutte le grazie ricevute.
Oggi, come quando ero piccola, custodisco un altro Gesù Crocifisso mutilato che, come detto dalla sorella che mi ha regalato, S. Luigi Orione lo ha tenuto nelle sue mani. Ciò è probabile perché porta la data del 1930 (Don Orione morì nel 1940)…Questo è stato un dono prezioso, significativo per me proprio nel giorno della mia prima professione. Io, come la sentinella del mattino, Gli rammento le sue promesse di salvezza per tutta l’umanità.

 

Sr Maria Elisabetta della Divina Provvidenza


Una storia d’amore romantica e misteriosa

Se parlare di vocazione non è facile, parlare della propria è estremamente complicato, non solo per pudore o timidezza, ma perché si è chiamati a raccontare la propria intimità, dove un giorno ha fatto irruzione il mistero di Dio, in modo prepotente e dolce allo stesso tempo.
Sinceramente, se qualche anno fa mi avessero detto che sarei finita in monastero, avrei sorriso, guardando il malcapitato profeta con ironia e commiserazione, perché tutto avevo in mente, fuorché diventare suora di clausura.
Poi… poi ho incontrato Gesù e mi sono innamorata: ecco, forse non c’è altra via per raccontare una vocazione se non come una storia d’amore, romantica e misteriosa come tutte le storie d’amore autentiche.
Il corteggiamento è stato lungo: soprattutto all’inizio facevo fatica ad accettare anche solo l’idea, distratta come ero dallo studio, dal lavoro, dalle amicizie, dai divertimenti… tutte cose lecite, tutte cose sante, ma che non riuscivano alla fine a riempire il mio cuore di quella pace profonda che invece mi avvolgeva quando mi ritrovavo alla Sua presenza, nei momenti di preghiera senza parole, lunghi attimi di sguardi intensi al Crocifisso, al Tabernacolo.
Provvidenziale è stato l’incontro con la comunità delle Suore Contemplative di Gesù Crocifisso; è stato guardando loro che ho deciso: “Voglio vivere così”.
Entrare in clausura non vuol dire rifiutare o fuggire dal mondo, ma scegliere qualcosa in più. Come gli sposi lasciano la loro casa e talvolta, per gli eventi della vita, anche la patria, mossi dal desiderio della vita in comune e dal progetto di una famiglia, così chi è chiamato lascia tutto per seguire Gesù, nel mio caso dietro una grata. È un Si che comporta molti No successivi, a volte anche molto costosi e faticosi: non intendo solo i piccoli sacrifici materiali (niente viaggi, niente radio e TV, niente Festival di Sanremo!), ma anche rinunce più pesanti, come accettare di non fare più ritorno alla propria casa, neppure per un giorno, o abbracciare i propri parenti ed amici, da te ormai separati anche fisicamente.
Si scopre allora un’altra dimensione della vita contemplativa: si dimora nella casa del Signore, lontani da tutti per essere a tutti più vicini in un modo nuovo, più intenso, più spirituale eppure concretissimo.
Si scopre la missionarietà della preghiera: e per grazia le ginocchia piegate diventano le mani di tutti quelli che spendono la loro vita aiutando, soccorrendo, consolando… è la vita della fede.
So che c’è tanto scetticismo di fronte ad una scelta come la mia: vite sprecate, fuga dal mondo, “cose d’altri tempi”… Ma è una risposta all’Amore, quell’Amore che ha logiche lontane dalle nostre (non si sarebbe lasciato crocifiggere, altrimenti).
Io so solo che ogni giorno ringrazio il Signore per il dono della vita, per il dono della vocazione, per il dono della mia comunità. Sono contenta, tutto qua.