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Sr. Maria Luce
di S. Giuseppe |
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Una storia di fedeltà e di
amore
“La
mia sorte è caduta
su luoghi deliziosi.
La mia eredità è magnifica!”
Mi trovo alquanto imbarazzata nel
descrivere la mia vocazione nel “Ramo”
delle Suore contemplative di Gesù
Crocifisso” nella vita claustrale,
perché certe emozioni, sono
difficili da esprimere a parole, comunque,
“racconterò le meraviglie
che il Signore ha compiuto per me”
Sia glorificato il Signore.
Da 9 anni mi trovo a Tortona in questo
Monastero “Villa Charitas”.
Vi sono giunta precisamente il 24
maggio del 1998. Non so descrivere
l’emozione provata, la mia grande
gioia. Era il giorno dell’ Ascensione
e il giorno della festa di Maria SS.
Ausiliatrice. Il giorno dell’ingresso,
non era stato programmato, non si
era tenuto conto delle festività!!!
Avevo compiuto 70 anni. Come è
possibile a questa età, adattarsi
ad uno stile di vita totalmente diverso
da quello della vita attiva fino ad
allora condotto? Eppure è stato
possibile: era la volontà del
Signore, che mi chiamava per mezzo
dell’ obbedienza. Era una chiamata
sicura.
Ecco un po’ la mia storia.
Mi trovavo a Genova Quezzi, in una
Casa di spiritualità. Quel
giorno, ero intenta a preparare il
refettorio, quando venne la Madre
Sr. Maria Ortensia Turati, allora
Madre gen.le, e, su due piedi, mi
chiese se mi sentivo di andare al
Monastero di Villa Charitas per essere
un punto di riferimento alle Consorelle,
dopo la morte della loro Superiora
Sr. M. Ester. Alegre.
Mi disse che non sarei stata tenuta
alla clausura, che avrei potuto uscire,
che sarei stata sempre una Piccola
Suora Missionaria della Carità…Ma
io le risposi subito e con vera gioia,
che vi sarei andata più che
volentieri e che avrei osservato anch’io
la clausura come le nostre Sorelle
contemplative. Fu così che
entrai in clausura senza presentare
domanda: si trattava per me di una
sicura scelta del Signore,
al quale volevo rispondere senza esitazione
e con grande riconoscenza.
Ed ecco il perché:
Quand’ ero giovane Suora, proprio
qui, a “Villa Charitas”
(allora orfanotrofio Ist. Educativo
Assistenziale, aperto da Don Orione
nel 1933), ero incaricata dell’educazione
dei bambini, dal 1958 al 1962. Nei
primi 2 anni (ma anche prima di venire
a Tortona) mi sentivo in forte crisi.
Sentivo un grande desiderio di vivere
una maggior unione con il Signore
nel silenzio e nella preghiera, dove
solo in clausura è possibile:
solo in clausura, dove si vive sempre
nella Casa del Signore, e, per la
Liturgia delle Ore, si va in Chiesa
sette volte al giorno facendo parte
del “coro” della Chiesa
che loda il suo Sposo. In nessun altro
luogo questo è possibile. Il
ritmo, scandito della preghiera, della
Chiesa, santifica il tempo, il tempo
del lavoro e delle altre occupazioni.
Così, giorno dopo giorno si
vive la propria storia sacra.
Ebbene, mi interrogavo continuamente:
“Sarà volontà
di Dio” che io vada in clausura?
E se questa è la sua volontà,
la devo seguire costi quello che costi.
Trascorsi così 2 anni pur cercando
di compiere il meglio possibile il
mio compito educativo. Pensavo che
sarei stata più utile ai bambini,
con la preghiera. Pensavo che l’Istituto
non era in grado di educarli, che
avrebbero avuto bisogno di una famiglia,
che non si faceva il loro bene, (anche
se in quel tempo per certe situazioni
familiari non vi erano alternative).
Pensavo, inoltre che io impiegavo
tutte le mie energie spirituali e
fisiche per un piccolo gruppo, erano
circa una trentina. Era come se avessi
avuto una mia famiglia così
composta. Ma io desideravo una “famiglia”
più grande, la “famiglia”
di Dio che comprende tutta l’umanità:
un amore più grande. Più
universale: consumare la vita per
tutta l’umanità, aver
come Don Orione, “un cuore senza
confini” nella ricerca silenziosa
e nascosta di “Dio solo”.
Tutti questi pensieri mi tormentavano
e chiedevano una risposta.
Dopo circa due anni di crisi molto
sofferta, (La mia Superiora, che era
a conoscenza, come pure l’allora
Madre gen.le Sr. Maria Voluntas Dei,
erano decisamente contrarie perché
avrei dovuto uscire dalla Congregazione).
Ma io volevo rispondere alla chiamata
del Signore. Decisi di parlare al
nostro Consultore Mons. Rousson. Egli
mi ascoltò con pazienza; mi
mise di fronte tutte le difficoltà
che avrei incontrato in un nuovo stato
di vita…Poi mi assicurò
che si sarebbe fatto carico del mio
problema qualora mi fossi sentita
decisa per questa nuova scelta. In
un altro colloquio con Lui, mi disse
che vi era a Roma un Monastero che
avrebbe potuto accogliermi previa
domanda. Fui felice di questa assicurazione.
Preparai la Domanda e quando Egli
venne un’altra volta a Tortona
a Casa Madre, scesi da quassù,
da “Villa Charitas, e prima
di recarmi a Casa Madre, passai da
S. Michele per informare il mio confessore.
Ero certa che mi avrebbe incoraggiato
positivamente. Gli dissi che ancora
avevo il dubbio: “Sarà
proprio questa la volontà del
Signore? Non sarà un’evasine?”.
Egli mi ascoltò e, dopo una
pausa di silenzio, mi rispose: “Sarà
bene aspettare ancora un po’.
A queste parole, mi sentii crollare
il mondo addosso, altro che risposta
positiva?Aspettare ancora? La mia
mente era già tutta presa dal
pensiero della clausura “vi
ero già tutta dentro”
Non era possibile!!! Ma in quel momento
compresi con grande angoscia, che
la clausura non era per me. Mi sentivo
schiacciata; un sudore freddo mi fece
tremare. Non so descrivere il mio
stato d’animo. Compresi chiaramente
che il Signore non voleva che abbandonassi
la Congregazione. Che continuassi
a servirLo come Piccola Suora Missionaria
della Carità.
Tornai su a “Villa Charitas”
ormai libera da “crisi”
anche se in una angoscia profonda
per una tale rinuncia, ma ormai libera.
Il Signore mi sostenne e mi diede
la grazia di andare avanti con serenità.
Negli anni successivi, fui incaricata
dei bambini orfani o con famiglie
in difficoltà, poi anche con
persone anziane ed ammalate in diverse
Istituzione dell’Opera Don Orione.
pure a Roma, all’Ostello Charitas,
della Stazione Termini, appena aperto
da Mons. Di Liegro, per servire i
poveri senza fissa dimora. E, in seguito,
a “Casa Don Orione”, anch’essa
appena aperta da Mons. Di Liegro (prima
in Roma) come comunità per
gli affetti da AIDS.
Durante tutti questi anni trascorsi
nel campo della carità, non
mi sono mancate prove e tribolazioni
e sofferenze di vario genere. Ma il
Signore ovunque mi ha accompagnato,
Lui che è fedele per
sempre.
Nel Capitolo. Generale delle P.S.M.C.
del 1987 dove venne proposto l’avvio
di un “Ramo” per Suore
contemplative alfine di realizzare
il desiderio di D. Orione più
volte espresso fin dal 1916 (che avrebbe
istituito un “Ramo” di
Suore contemplative di stretta clausura),
io sostenni con gioia questa proposta.
Dopo l’approvazione, nel 1990,
ebbe inizio a Tortona, e proprio a
“Villa Charitas” (dove
l’attività assistenziale
era cessata e l’Istituto si
prestava alla ristrutturazione per
essere luogo idoneo alla clausura),
il nuovo “Ramo” delle
Piccole Suore Missionarie della Carità
contemplative di Gesù Crocifisso.
La mia gioia fu molto grande per tale
inizio, ma non pensai minimamente
a presentare domanda: sapevo che Gesù
non mi chiamava a questa forma di
vita. E rimasi nella pace.
Adesso si può comprendere
l’emozione provata, quando mi
fu chiesto di entrarvi dopo 8 anni
di fondazione del “Ramo”:
si trattava proprio di una chiamata
sicura del Signore, attraverso l’obbedienza.
Egli mi aveva preparato il Monastero
e una comunità già avviata
e, proprio lì in quella medesima
Casa dove avevo tanto sofferto e fatto
la grande rinuncia. Non voleva che
lasciassi la mia famiglia religiosa
per altri Monasteri. Il Monastero
“Villa Charitas” è
il primo” delle Suore contemplative
di Gesù Crocifisso. (di Don
Orione)
Un “filo” conduttore ci
accompagna sempre e anche nei momenti
incerti, oscuri…Il Signore non
ci abbandona mai! Lo si scopre nel
tempo e si comprende come la nostra
vita, in ogni istante, è preziosa
ai suoi occhi. Ora vivo felice in
clausura come desideravo da giovane,
nonostante la consapevolezza della
mia meschinità e miseria, nell’offerta
quotidiana degli ultimi anni di vita.
Ho ricevuto il centuplo! Ho sperimentato
come è buono il Signore. Non
sarà sufficiente l’eternità
per ringraziarLo abbastanza. A Lui
onore e gloria nei secoli. Amen! |
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Suor Maria di Gesù
Crocifisso |
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Canterò
senza fine le grazie del Signore
Molte
volte si pensa che una vocazione religiosa
nasca proprio in seno ad una famiglia
profondamente cristiana, ma... non
sempre è così! C'è
chi potrebbe dire: "...Oggi
sono in clausura, però a casa
non si pregava..."
Ricordo quando, a quattro anni, per
la prima volta ho sentito mia madre
nominare "Dio". Certo Dio
c'era ma, dai miei genitori, non vedevo
compiere nessun atto di pietà
e tanto meno andare alla Messa.
I soldi che il papà guadagnava
non bastavano, anche se il necessario
non ci sia mai mancato, e ciò
rese inevitabile che anche la mamma
lavorasse. Mia sorella, più
grande di me di sette anni, andava
a scuola ed io fui affidata ad una
buona signora, che tutte le mattine
mi accoglieva nella sua casa fino
al ritorno della mamma dal lavoro.
Questa famiglia mi ha circondata di
affetto imprimendo nel mio piccolo
cuore i segni della fede.
Ricordo che più di una volta
mi avevano mostrato la foto della
loro figlia quando aveva fatto la
Prima Comunione, e mi dicevano: "Anche
tu la farai e devi chiederlo alla
tua mamma". Era tanto bella quella
bambina vestita tutta di bianco; mi
attirava certamente più il
vestito bello che la Prima Comunione!
Venuto a mancare il capo famiglia,
la buona signora chiese a mia madre
di lasciarmi passare qualche notte
a farle compagnia e lei l'accontentò.
In tale occasione ammirai in questa
donna la sua forte pietà; prima
di andare a letto pregava in ginocchio
il rosario, anch'io volevo farlo con
lei ma sempre ero vinta dal sonno
e non arrivavo mai alla fine.
Avendo la mamma lasciato il lavoro,
non fu più necessario che andassi
in quella famiglia se non di rado.
Di Dio non sentivo più parlare
e nel mio cuore il seme della fede
non cresceva.
Ero in terza elementare quando feci
amicizia con una compagna di scuola
che un giorno mi mise un libro tra
le mani e mi disse: "...Leggilo,
è bello sai, dopo me lo riporti."
Era "il catechismo": non
sapeva quella bambina il tesoro prezioso
che mi aveva dato; non glielo riportai
più! Leggendo e rileggendo
il buon Dio in segreto m'istruiva.
Decisi di ricordare alla mamma di
farmi fare la Prima Comunione; ella
accettò anche se affermò
che avrei dovuto parlare io stessa
con il Parroco. Un po' tremante andai
a parlargli ed egli mi disse che avevo
l'età giusta per cominciare
il catechismo, ma che avrei dovuto
aspettare l'anno successivo e m'invitò
ad andare a Messa la domenica.
Mia sorella si offrì di accompagnarmi
tutte le domeniche a Messa e anche
lei decise di fare la Prima Comunione
e la Cresima insieme; così
in pochi mesi si preparò e
ricevette entrambi i Sacramenti.
Quando iniziai il catechismo sentivo
dai catechisti il ritornello di portare
i nostri genitori a Messa, ed io non
cessai di invitare la mamma. Lei,
tuttavia, faceva la sorda; mi diceva
che aveva i suoi impegni, che l'orario
non era adatto ed altre mille scuse.
Finalmente è arrivato anche
per me il giorno della Prima Comunione
nella semplicità e nella grande
gioia di ricevere il Signore. Un giorno
riuscii anche a convincere la mamma
per andare alla Messa e iniziò
a venire. Cominciò ad avvicinarsi
alla fede e si rese conto che non
poteva avvicinarsi alla Santa Comunione
in quanto non preparata a ciò,
infatti era sposata solo civilmente
e non era cresimata. Così si
preparò per la Cresima e, dopo
aver convinto con difficoltà,
il papà, si sposarono in Chiesa.
Non avrei mai pensato di ricevere
la grazia di vedere uniti in matrimonio
in Chiesa i miei cari genitori!. Il
richiamo di Dio dilatò i nostri
cuori come famiglia! Mamma cominciò
a partecipare alla Legione di Maria,
attirando anche il papà, con
l'impegno di pregare tutti i giorni
il Santo Rosario, e mia sorella ed
io cominciammo a partecipare al gruppo
giovanile. Che bello era pregare prima
dei pasti e il Santo Rosario tutte
le sere a casa.
Tuttavia posso dire che senza accorgersene
la mamma mi fece fare la consacrazione
alla Madonna e al Sacro Cuore anche
se non ero pronta, ma non potei rifiutarle
questo suo desiderio.
I Cuori di Gesù e di Maria
mi hanno custodito facendo crescere
in me il desiderio di consacrare la
vita nello stato religioso. Finita
la scuola, a 18 anni, entrai tra le
Piccole Suore Missionarie della Carità
e a 23 anni feci la scelta per la
vita contemplativa; lasciai la mia
patria, l'Argentina, per entrare nel
“Ramo” delle Suore Contemplative
di Gesù Crocifisso sempre nella
stessa famiglia religiosa.
Posso solo dire "Grazie!"
al Signore perché solo Lui
può operare meraviglie.
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Suor
Maria Cristina del Redentore |
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“TUTTO
E’ GRAZIA, TUTTO E’ PROVVIDENZA”
“Sta piccola ai piedi di
Gesù Crocifisso”
(S. Luigi Orione)
La luce dell’ aurora svela
lentamente la ricchezza e la bellezza
del creato; il silenzio, i suoni della
natura, l’ebbrezza del vento…
gli uccelli tutto è vita, tutto
parla di Dio del suo Amore, e così
il silenzio dell’anima dimentica
di sé è presente solo
a Dio al suo Amore.
Io a quattro anni più o meno,
custodivo un Gesù Crocifisso
mutilato, che amavo con tenero amore,
lo pregavo, lo consolavo, non mi rassegnavo
alla sua sofferenza, non comprendevo
il perché di essa. Quando feci
la prima comunione, l’anima
mia fu totalmente avvolta dall’
amore di Gesù che sentii il
desiderio di essere sempre con Lui.
A quattordici anni, chiesi ai miei
genitori di farmi Suora, ma mi risposero
di aspettare perché ero ancora
piccola e dovevo studiare. Così
crescevo con questo desiderio, nascosto
come un tesoro nel cuore. Frequentavo
la Parrocchia ed ero iscritta al gruppo
di Azione Cattolica, ero felice di
partecipare al Presepio vivente per
ricordare la nascita di Gesù
Bambino, ma anche perché dopo,
si andava a portare gioia, con doni,
ai malati, ai sofferenti, ai carcerati.
Come l’agricoltore aspetta che
il seme cresca, così aspettavo
il tempo di Dio. Finiti gli studi,
ero contenta perché avrei potuto
entrare in convento. Ma la volontà
di Dio nei miei riguardi, era un’altra.
Mio papà si ammalò gravemente,
e per non dare dispiaceri a lui e
ai familiari mi iscrissi all’università.
Lui rimase ammalato per un lungo periodo
e, dopo una lunga sofferenza, morì.
Tutti i miei sogni si frantumarono,
nonostante ciò, durante il
tempo trascorso, sentivo sempre la
presenza di Dio nella mia vita
che rendeva più sensibile il
mio cuore al suo amore, alla sua chiamata.
Continuai a studiare e, nello stesso
tempo,cominciai a lavorare. Come a
tutti i giovani, mi attiravano ovviamente
anche altre cose, lo sport, la musica
le vanità della vita. Smisi
di frequentare la Parrocchia, vi andavo
solo alla domenica a Messa e pian
piano lasciai anche questa. Ma Gesù
sempre camminava al mio fianco come
“un prode valoroso”, la
sua presenza mi avvolgeva, mi richiamava
perché ritornassi a Lui mediante
l’invito a partecipare a qualche
Messa di anniversario, di’incontro
giovanile, ritiro spirituale per giovani…
ancora nel mio cuore si celava il
desiderio della vita religiosa, ma
ormai pensavo, “è troppo
tardi”, Gesù non vuole
questa per me. I tempi del Signore
non sono i nostri tempi e così,
attraverso la mediazione umana di
un amico che mi chiese di aiutarlo
con il gruppo della catechesi ai bambini,
di un quartiere molto povero, io gli
risposi negativamente, non mi sentivo
degna e neppure preparata, ma Lui
solo mi chiese:”Ami Gesù?”
Sì, gli risposi, “Ami
Maria? Sì. Allora non puoi
dire di no a Gesù. Fu così
che iniziai un cammino di conversione
e di donazione. ero felice del ritorno
alla casa del Padre come il figliol
prodigo. Dopo qualche anno il gruppo
dei catechisti si consolidò
con i catechisti del luogo, allora
ritenne opportuno ritirarmi: il lavoro,
lo studio e la distanza del quartiere
mi impedivano di continuare. Lasciai
la catechesi con grande pena nel cuore,
ma sempre rimasi
legata al gruppo.
Gesù non voleva lasciarmi disimpegnata.
Un giorno, tornando dal lavoro, trovo
un’ amica che era catechista
nella Parrocchia vicina a casa, e
mi chiede aiuto: aveva i ragazzini
che si dovevano preparare alla Cresima
ed erano numerosi, non ho potuto dire
di no, perché sentivo che era
Gesù che mi chiamava sempre
con tante delicatezze. Quando preparavo
un gruppo di bambini alla prima Comunione,
nel giorno che dovevano preparasi
alla confessione, il Padre, fra altre
cose, disse loro di non dire mai di
no a Gesù. Ascoltando ciò,
il mio cuore si arrese; tutto ciò
che sentivo mi faceva capire che i
bambini, gli uomini avevano bisogno
di Dio, e che per donarlo a loro dovevo
riempire la mia vita, diventare un
luogo della sua dimora, della sua
presenza dedicandomi interamente a
Lui nel nascondimento, nel silenzio,
nel sacrificio, e nella continua preghiera
di intercessione. Così parlai
con un sacerdote e cominciai un cammino
di discernimento vocazionale. Conobbi
le Suore di S. Luigi Orione per mezzo
di un’ amica che entrò
da loro per un cammino di formazione,
compartiva momenti di preghiera e
di servizio, e iniziai anch’io
un cammino per conoscere il carisma
orionino. Ero seguita dalla Superiora
della comunità, mediante un
piccolo programma. Quando parlai personalmente
con la Madre Generale, sentii nel
mio cuore che Gesù mi voleva
in questo nuovo “Ramo”
delle Suore contemplative di Gesù
Crocifisso, perché l’amore
di S. Luigi Orione per Gesù
Crocifisso, Maria, il Sacro Cuore,
l’Eucaristia, le anime…era
il mio ideale che avrei raggiunto
nella preghiera, nella clausura, nel
silenzio.
Lasciai patria, famiglia, amici, lavoro,
arrivai in Italia e cominciai il cammino
di consacrazione, cammino interiore,
attraverso le vie del cuore, nella
percezione della presenza di Dio che
avvolge, penetra, rischiara con le
sue gioie, i travagli dell’
impegno spirituale quotidiano in comunione
con la croce di Gesù Crocifisso.
L’ inizio del “Ramo”
nel 1998 non esisteva ancora anche
se lo si prevedeva imminente e la
comunità non si era ancora
formata. Con il cuore sempre proteso
verso Gesù, aspettavo l’ora
di Dio come il fiore aspetta l’acqua
e il sole per aprirsi alla vita.
Come un bellissimo tramonto dove il
sole sparge i suoi ultimi raggi di
luce sulla terra, donando spazio al
silenzio della notte, così
l’anima piena di grazia e di
amore, nello stupore di una notte
stellata, immersa e perduta nell’amore
di Gesù Crocifisso e dei fratelli
si assopisce in Dio. Oggi dopo diciassette
anni di vita di clausura, ringrazio
Gesù e Maria per il dono della
vocazione e di tutte le grazie ricevute.
Oggi, come quando ero piccola, custodisco
un altro Gesù Crocifisso mutilato
che, come detto dalla sorella che
mi ha regalato, S. Luigi Orione lo
ha tenuto nelle sue mani. Ciò
è probabile perché porta
la data del 1930 (Don Orione morì
nel 1940)…Questo è stato
un dono prezioso, significativo per
me proprio nel giorno della mia prima
professione. Io, come la sentinella
del mattino, Gli rammento le sue promesse
di salvezza per tutta l’umanità.
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Sr Maria Elisabetta della
Divina Provvidenza
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Una storia
d’amore romantica e misteriosa
Se parlare
di vocazione non è facile,
parlare della propria è estremamente
complicato, non solo per pudore o
timidezza, ma perché si è
chiamati a raccontare la propria intimità,
dove un giorno ha fatto irruzione
il mistero di Dio, in modo prepotente
e dolce allo stesso tempo.
Sinceramente, se qualche anno fa mi
avessero detto che sarei finita in
monastero, avrei sorriso, guardando
il malcapitato profeta con ironia
e commiserazione, perché tutto
avevo in mente, fuorché diventare
suora di clausura.
Poi… poi ho incontrato Gesù
e mi sono innamorata: ecco, forse
non c’è altra via per
raccontare una vocazione se non come
una storia d’amore, romantica
e misteriosa come tutte le storie
d’amore autentiche.
Il corteggiamento è stato lungo:
soprattutto all’inizio facevo
fatica ad accettare anche solo l’idea,
distratta come ero dallo studio, dal
lavoro, dalle amicizie, dai divertimenti…
tutte cose lecite, tutte cose sante,
ma che non riuscivano alla fine a
riempire il mio cuore di quella pace
profonda che invece mi avvolgeva quando
mi ritrovavo alla Sua presenza, nei
momenti di preghiera senza parole,
lunghi attimi di sguardi intensi al
Crocifisso, al Tabernacolo.
Provvidenziale è stato l’incontro
con la comunità delle Suore
Contemplative di Gesù Crocifisso;
è stato guardando loro che
ho deciso: “Voglio vivere così”.
Entrare in clausura non vuol dire
rifiutare o fuggire dal mondo, ma
scegliere qualcosa in più.
Come gli sposi lasciano la loro casa
e talvolta, per gli eventi della vita,
anche la patria, mossi dal desiderio
della vita in comune e dal progetto
di una famiglia, così chi è
chiamato lascia tutto per seguire
Gesù, nel mio caso dietro una
grata. È un Si che comporta
molti No successivi, a volte anche
molto costosi e faticosi: non intendo
solo i piccoli sacrifici materiali
(niente viaggi, niente radio e TV,
niente Festival di Sanremo!), ma anche
rinunce più pesanti, come accettare
di non fare più ritorno alla
propria casa, neppure per un giorno,
o abbracciare i propri parenti ed
amici, da te ormai separati anche
fisicamente.
Si scopre allora un’altra dimensione
della vita contemplativa: si dimora
nella casa del Signore, lontani da
tutti per essere a tutti più
vicini in un modo nuovo, più
intenso, più spirituale eppure
concretissimo.
Si scopre la missionarietà
della preghiera: e per grazia le ginocchia
piegate diventano le mani di tutti
quelli che spendono la loro vita aiutando,
soccorrendo, consolando… è
la vita della fede.
So che c’è tanto scetticismo
di fronte ad una scelta come la mia:
vite sprecate, fuga dal mondo, “cose
d’altri tempi”…
Ma è una risposta all’Amore,
quell’Amore che ha logiche lontane
dalle nostre (non si sarebbe lasciato
crocifiggere, altrimenti).
Io so solo che ogni giorno ringrazio
il Signore per il dono della vita,
per il dono della vocazione, per il
dono della mia comunità. Sono
contenta, tutto qua.
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