
Suor M. Rosa
dello Spirito Santo |
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Lampada per i miei passi è
la tua parola,
luce sul mio cammino.
“Salmo 118”,
[105]
UNA
LUCE E' ENTRATA NELLA MIA VITA
Sono Suor M. Rosa dello
Spirito Santo, nata a Maddaloni, un
grosso centro agricolo della Provincia
di Caserta.
Attraverso il mio breve percorso vocazionale,
voglio raccontare, come la Luce del
Signore ha raggiunto e illuminato
la mia vita, compiendo opere, per
me meravigliose, di cui desidero parlare,
per parteciparea tutti i lettori la
mia gioia di vivere e la graduale
riscoperta di una nuova dimensione
esistenziale. Nello stesso tempo,
spero che la mia esperienza possa
essere di conforto e di sostegno a
chi eventualmente pensa di fare una
scelta simile e non trova la forzaed
il coraggio necessario, per compiere
il salto di qualità, che presuppone
il bisogno di vivere per gli altri.
Chiedo scusa, perciò, se debbo
accennare alla mia vita adolescenziale,
non facile sul piano familiare e personale.
A 19 anni, ho cominciato ad avvertire,
prima confusamente, poi chiaramente,
il desiderio di consacrarmi totalmente
al Signore. Non potendo essere accolta
da nessun Istituto Religioso a causa
della mancanza della vista, iniziarono
le prime difficoltà e nacquero
i primi interrogativi, ai quali non
riuscivo a dare risposte convincenti.
Mi dibattevo, perciò, fra dubbi,
incertezze e paure, di cui non sapevo
liberarmi.
Senza propormelo deliberatamente,
mi rifugiavo sempre più nella
preghiera, che divenne il mio conforto
e la mia unica e insostituibile ancora
di salvezza. Con l’aiuto del
Signore e del nostro Santo Fondatore,
di cui allora ignoravo persino il
nome, cominciai ad individuare il
giusto percorso da seguire con perseveranza.
Sostenuta dalla mia crescente fede
nella Divina Provvidenza e, spinta
dal mio desiderio, che giorno per
giorno assumeva contorni sempre più
precisi e consapevoli, decisi di scrivere
a “Il Gennariello”, un
periodico per l’infanzia, che
mirava ad informare i ragazzi non
vedenti e a favorirne la corrispondenza.
Anche se la mia lettera fu puntualmente
pubblicata, rimasi delusa, perché
da certe risposte si intuiva che io
cercavo rifugio in una Comunità
di suore, non per una consapevole
scelta di vita, ma per la paura di
affrontare la responsabilità
e i rischi di un eventuale matrimonio.
Con una seconda lettera chiarii subito
le motivazioni e le finalità
della mia tanto desiderata scelta
religiosa.
Nel frattempo, frequentavo la Parrocchia
e “il cammino di Rinnovamento”
e, benché avessi positivamente
concluso un corso per centralinista,
che mi avrebbe facilmente consentito
di inserirmi nel mondo del lavoro,
non mi sentivo soddisfatta e realizzata.
In me cresceva, invece, un’inconscia
inquietudine, un senso di insicurezza
e diventavo sempre più triste,
suscitando nei miei amici e familiari
stupore ed incomprensione. Intanto,
mi pervenne una lunga e inattesa lettera,
scritta da una mia futura Consorella,
la quale, informata della mia vocazione
e, quindi, della ricerca di un posto,
dove poterla realizzare, prese a cuore
il mio caso e mi diede delle preziose
indicazioni.
Quando ebbi questa lettera tra le
mani, ricevetti una grande gioia,
perché comprendevo che il Signore
mi guidava con la sua mano provvidente
e illuminava il mio cammino, aprendomi
nuovi e più ampi orizzonti.
Ben presto, però, si presentò
una seconda difficoltà, perché
Avrei dovuto comunicare la mia scelta
ai miei genitori, ma, non riuscendo
a trovare il modo e il coraggio di
farlo, rinviavo stupidamente il problema.
Quando finalmente lo feci, fu un rifiuto,
perché non compresero le motivazioni
della mia scelta. Tutti i miei tentativi,
per convincerli, furono naturalmente
inutili e durarono sette anni, durante
i quali temetti di esaurirmi e perdere
del tutto la mia capacità di
resistere ed insistere. Consideravo
la mia difficile situazione, come
una prova, di fronte alla quale mi
poneva il Signore, per valutare la
fermezza del mio proponimento. Un
giorno, finalmente, trovai il coraggio
e feci ciò, che non bisognerebbe
fare mai, decidendo di scappare da
casa.
Anche in questo, il Signore mi aiutò
e fu grande la sua Misericordia.
Io facevo questa preghiera:
“Signore, se alcuni di quelli,
che si amano, scappano, per vivere
insieme, perché io, che amo
te, non posso fare la stessa,cosa”?
Il buon Dio, Padre, misericordioso
e previdente, mi esaudì e dopo
sette anni di lotte incessanti, il
13 Maggio del 1996, potei andare via
da casa, senza che nessuno si accorgesse
di nulla.
Così, entrai nella mia famiglia
religiosa, nella quale mi sentii accolta
e seguita dalle consorelle con spirito
autenticamente cristiano e fraterno.
Mi colpivano e gratificavano il senso
di pace ed il clima di serena collaborazione,
che regnavano nella comunità.
Giorno per giorno, apprezzai soprattutto
l’amorevole pazienza, con la
quale venivo ascoltata da tutte. Nello
stesso tempo, imparai a conoscere
e ad amare Don Orione, al quale ciascuna
di noi deve riconoscenza, per aver
offerto con ammirevole lungimiranza
anche a donne non vedenti l’opportunità
della scelta Religiosa, che oggi sembra
del tutto normale. Senza la benemerita
istituzione del ramo delle suore adoratrici
non vedenti, nata in tempi molto difficili,
ciascuna di noi si troverebbe in una
situazione ben diversa e probabilmente
sarebbe di peso per qualcuno. Così,
nel migliore dei modi, incominciai
il cammino, per comprendere se questa
era veramente la mia strada. Volevo
capire, senz’ombra di dubbio,
se si trattava di un’autentica
scelta di vita e non soltanto fervore
superficiale e passeggero, gioia effimera
e inconscio desiderio di distinguermi
da altre.
Infatti con le varie tappe di formazione,
ho compreso che il Signore mi chiamava
a servirlo per il bene di altri ed
io mi sentivo pronta a seguirlo su
questa strada. Nel 2004, anno della
Canonizzazione del nostro Padre Fondatore,
il 24 Ottobre giornata missionaria
mondiale, sostenuta dalle consorelle
e personalmente convinta,ho emesso
i voti definitivi nel Santuario della
Madonna della Guardia. Alla suggestiva
cerimonia era presente anche la mia
famiglia, la quale intanto aveva compreso
che la mia decisione non era un capriccio
e una fuga dal mondo, ma una vera
scelta di vita.
Ancora oggi, ringrazio il Signore
anche per tutte le sofferenze, permesse,
che, se in certi momenti mi sono sembrate
eccessive, mi hanno aiutata a crescere
umanamente e spiritualmente, fortificandomi
nella vocazione ed aprendomi maggiormente
alle esigenze e alle difficoltà
degli altri. Anche per questo, oggi
posso meglio comprendere chi viene
a trovarsi in una situazione simile
alla mia.
Posso, inoltre, affermare di sentirmi
veramente felice e realizzata, poiché
considero Cristo come centro della
mia vita e desidero dedicare a Lui
tutte le energie psicofisiche, di
cui sono capace.
Oggi, sono una persona serena, perché
accetto me stessa e so valorizzare
anche la mancanza di vista, offrendola
per tanti fratelli e sorelle, che
nel cuore non hanno ancora la Luce
del Signore.
Con la mia scelta di vita comunitaria,
spero di corrispondere al progetto
d’amore, che Dio ha su di ognuna
di noi e di contribuire attivamente
alla crescita della nostra famiglia,
imparando a sostenere nella fede i
fratelli dubbiosi e ad alleviare il
peso delle loro sofferenze. Mi auguro
di non venire mai meno alla promessa,
fatta al Signore e a San Luigi Orione
e di non deludere le aspettative delle
superiore e delle consorelle, che
ripongono in me la massima fiducia.
Con la preghiera quotidiana, elevata
individualmente e in gruppo, intendo
magnificare la bontà e la maestosità
del Signore, ringraziare di quanto
abbiamo, anche senza saperlo e chiedere
ciò, di cui noi e i nostri
fratelli manchiamo e di cui abbiamo
bisogno. Come San Lluigi Orione, desidero
invocare per noi e per gli altri anche
la forza di sopportare il peso ed
il disagio della malattia, della miseria,
della privazione, delle ingiustizie
subite e delle proprie debolezze,
per portare con serenità la
propria croce, senza lamentarsi e
piangersi addosso.
Chi vive interiormente e desidera
testimoniare il messaggio evangelico,
deve cercare di essere di esempio
per gli altri e seguire le orme di
Gesù, sorgente di luce e fonte
di incommensurabile bontà.
In conclusione, mi piace ricordare
quanto diceva Madre M. Tarcisia dell’Incarnazione,
nostra prima Superiora non vedente,
voluta dal nostro fondatore:
“L’Adoratrice dal suo
inginocchiatoio può raggiungere
tutti i punti della terra”.
Ecco, la quotidianità nascosta
e feconda dell’Adorazione, la
Carità della Preghiera che
non ha confine, la potenzialità
ed efficacia Apostolica, l’Universalità
della Missionarietà,; è
questa la mia vita: “una donazione
totale e un’offerta d’amore,
per essere nel cuore della Chiesa
testimonianza della bontà di
Dio e lampada che brilla per il bene
di tutta l’umanità.
Anch’io come Maria voglio innalzare
il mio Magnificat al Signore esclamando:
“l’anima mia magnifica
il Signore
e il mio spirito esulta in Dio mio
Salvatore,
grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il Suo nome”.
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