Beati Martiri Spagnoli nella Guerra civile spagnola


 «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (Lc 21,17-19).

Il martirio di P. Ricardo Gil e dell’aspirante Antonio Arrué è da inserirsi nella persecuzione alla Chiesa Cattolica durante la Guerra civile spagnola che, come è risaputo, fece migliaia di vittime, tra coloro che con coraggio testimoniarono la loro fede: vescovi, sacerdoti, religiosi e laici. Tra loro vi sono p. Riccardo Gil e il postulante Antonio Arrué, beatificati come martiri nel 2013.

Beato Ricardo Gil Barcelón
Nacque nel 1873, in Spagna, in una famiglia nobile e cristiana. Fin da giovane mostrò attenzione verso i poveri, grazie all’influenza della madre. Entrò in seminario a 12 anni e, più tardi, dopo un tentativo fallito di diventare insegnante per aver difeso la fede, servì nell’esercito nelle Filippine, dove sopravvisse miracolosamente a un attacco dopo aver pregato la Vergine Maria.

Ordinato sacerdote nel 1904, sentiva una chiamata a qualcosa di più radicale e iniziò una profonda ricerca vocazionale. Nel 1909 pellegrinò a piedi fino a Roma, dove conobbe san Luigi Orione, entrando nella sua congregazione, la Piccola Opera della Divina Provvidenza. Operò in varie missioni in Italia, anche in zone devastate.

Nel 1928 fu falsamente accusato di omicidio e incarcerato per due mesi, ma mantenne salda la sua fede. Si ristabilì a Villa Moffa e nel 1930 tornò in Spagna, fondandovi la presenza degli orionini. Dal 1931 al 1936 visse a Valencia in case umili, sempre disponibile verso i poveri e fedele alla Divina Provvidenza e al carisma di Don Orione, in un contesto di crescente tensione alla vigilia della Guerra Civile Spagnola.

Antonio Arrué Peiró
Nacque il 4 aprile 1908, vicino a Saragozza, in Spagna. Rimasto orfano in giovane età e abbandonato dai familiari, affrontò una profonda solitudine e fu persino ricoverato in un ospedale psichiatrico. Fuggì due volte, spinto da un forte desiderio di diventare missionario.

Nel 1931 conobbe a Valencia p. Riccardo Gil, della Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza, che lo accolse e riconobbe subito l’autenticità della sua vocazione. Antonio iniziò a vivere con lui, aiutandolo nella messa e nell’assistenza ai poveri. Colpito dalla sua fede e perseveranza, p. Riccardo scrisse a don Luigi Orione, informandolo del giovane.

Antonio visse così, per cinque anni, servendo con generosità e spirito missionario accanto a p. Riccardo. Arrestati a Valencia, furono portati nella notte del 3 agosto a El Saler. Lì rifiutarono di gridare “Viva la FAI!”, come imposto dai miliziani. P. Riccardo alzò il crocifisso e proclamò: “Viva Cristo Re!”, venendo immediatamente giustiziato. Antonio fu brutalmente assassinato mentre tentava di soccorrerlo.

Beato Ricardo Gil Barcelón e Antonio Arrué Peiró

IL Martirio

Tenuti d’occhio dai miliziani comunisti e anarchici per la loro vita coerente al Vangelo, il 1 agosto 1936, verso le 10,00 del mattino, i due orionini furono arrestati improvvisamente, nonostante le proteste della gente che li stimava. Non era la prima volta che le milizie si presentavano all’uscio dell’appartamento di calle Zamenhof n. 16/3a, con l’intenzione di arrestare il sacerdote e il suo collaboratore; ma la gente, li aveva sempre difesi. I miliziani vi giunsero con la scusa di ispezionare l’appartamento perché, secondo le loro informazioni, vi erano delle bombe. Era solo un pretesto; infatti, non trovarono altro che un baule con libri di preghiere e indumenti personali.

In quel momento, Antonio si trovava da vicini, dove era andato per prendere dell’acqua. Saputo che P. Ricardo era in pericolo, rifiutando l’invito a nascondersi e a fuggire, corse verso casa per rendersi conto di persona come stesse il religioso che tanto l’aveva aiutato. I miliziani li prelevarono tutti e due, conducendoli su un automezzo con la scritta ormai conosciuta in città: F.A.I (Federazione Anarchica Internazionale).

Non si hanno precise notizie di quanto avvenne dopo l’arresto, se non che P. Ricardo e Antonio furono condotti a El Saler, una spiaggia ad una quindicina di chilometri da Valencia. Fu loro chiesto di gridare “Viva la F.A.I.” se avessero voluto salva la vita, ma P. Ricardo, alzando il crocifisso gridò “Viva Cristo Re”. Come risposta venne immediatamente fucilato, con un colpo alla nuca. Antonio si precipitò a sostenerlo, mentre, morente, si accasciava a terra. Vedendo questo gesto di pietà, una milizia si diresse verso di lui e con il calcio del fucile lo colpì violentemente, fino a fracassargli il cranio. Era il 3 agosto 1936.

Il medico Jesús Montorio Marzo, cognato di P. Ricardo, riconobbe i cadaveri all’obitorio dell’Ospedale Provinciale di Valencia e scoprì che il suo congiunto portava il cilicio.

«P. Ricardo e Antonio sono due testimoni della fede inseriti nel corteo dei martiri cristiani della Chiesa spagnola, protagonista di una delle testimonianze più eroiche e compatte della storia.  Né P. Ricardo, né Antonio, e nessuno delle altre migliaia di martiri durante la guerra civile del 1931-1939, fecero guerra a qualcuno: furono vittime innocenti, fedeli a Cristo. Così li riconosce la Chiesa nel beatificarli» (Vicente Cárcel Ortí).