Frate Ave Maria: luce nella fede


Frate Ave Maria, nato Cesare Pisano nel 1900 a Pogli di Ortovero (Savona), crebbe in una famiglia cristiana semplice e forte, segnata dalla lunga assenza del padre emigrato in Sud America. Dotato di vivacità e intelligenza, ebbe un’infanzia serena fino al 1º novembre 1912, quando un compagno di giochi gli sparò accidentalmente con un fucile, rendendolo cieco per sempre. L’adolescenza fu segnata da una profonda crisi spirituale, ribellione e disperazione.

Ricoverato all’Istituto per ciechi “Davide Chiossone” di Genova, Cesare imparò il Braille e alcuni mestieri, ma soprattutto incontrò la Figlia della Carità suor Teresa Chiapponi, che lo guidò lentamente alla riscoperta della fede. La morte della nonna e la grazia di una confessione sincera segnarono la sua conversione: tornò alla preghiera e maturò il desiderio di consacrarsi a Dio.

Il Venerabile Frate Ave Maria davanti all’Eremo di S. Alberto di Butrio

Suor Teresa lo indirizzò a Don Luigi Orione, che divenne per lui un padre spirituale. Nel 1920 Cesare entrò nella Piccola Opera della Divina Provvidenza e affrontò gli anni di formazione a Tortona e a Villa Moffa. Nel 1923 giunse all’Eremo di Sant’Alberto di Butrio, dove, il 9 settembre, vestì il saio grigio degli eremiti e ricevette il nome di Frate Ave Maria. Don Orione gli affidò una missione semplice e radicale: “Prega sempre, prega per tutti.”

All’Eremo trascorse oltre quarant’anni di vita nascosta, dedicata alla preghiera, alla penitenza e ai lavori più umili. Nel 1924 fu colpito anche dalla tubercolosi, che lo rese particolarmente fragile, ma la sua serenità e la sua unione con Dio crebbero ancora. Le sue lettere, semplici e profonde, rivelano la sua straordinaria esperienza spirituale.

Nonostante la solitudine, Frate Ave Maria divenne una figura conosciuta e cercata: pellegrini, religiosi e personaggi illustri lo raggiungevano per ascoltare la sua parola di fede. Trascorse quasi tutta la vita all’Eremo, salvo brevi periodi in altre comunità orionine, fino alla morte avvenuta il 21 gennaio 1964 a Voghera.

La sua vita, segnata da cecità, sofferenza e fede incrollabile, rimane una luminosa testimonianza della forza della grazia e della spiritualità orionina.