Si è svolto a Salerno, dal 7 al 10 aprile 2026, il seminario promosso dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni, dal titolo “Storie di amicizia e santità: la forza delle relazioni fra discernimento e cura”.
All’incontro hanno partecipato Sr. M. Gilse Dias, responsabile generale della PGV, e Sr. M. Gabriella Perazzi, responsabile dell’Équipe PGV della Provincia Mater Dei, insieme alle Consorelle dell’Équipe.
Le giornate di riflessione, preghiera e confronto hanno coinvolto operatori e operatrici pastorali, offrendo un approfondimento sul valore dell’amicizia nel cammino vocazionale e nella vita cristiana, intesa come spazio privilegiato di discernimento e crescita spirituale. In apertura è stato presentato il tema del seminario, evidenziando il legame tra accompagnamento spirituale, relazioni autentiche e discernimento vocazionale.
Interventi e contenuti formativi
Nel corso delle giornate si sono alternati contributi di carattere antropologico, teologico e psicologico, volti ad approfondire il valore delle relazioni nel discernimento e nella cura delle persone.
Particolarmente significativa è stata la giornata dedicata alla formazione e alla spiritualità, articolata tra Lectio sanctitatis, laboratori e l’intervento sul tema “Quando la preghiera custodisce e aiuta il discernimento”. La giornata si è conclusa con il pellegrinaggio al Santuario della Beata Vergine di Pompei, nel ricordo del cammino di Bartolo Longo, con la preghiera del Rosario meditato e la celebrazione eucaristica.
Temi emersi e prospettive
Dal confronto è emersa la consapevolezza che l’amicizia rappresenta un ambito umano e spirituale fondamentale, capace di generare forme di “amicizia sociale” a partire da esperienze concrete di vita condivisa (casa, lavoro, festa), più che da modelli astratti.
Nel discernimento vocazionale è stato evidenziato il ruolo centrale della comunità, intesa come spazio di relazioni reali, affidabili e non idealizzate. In questo contesto assumono particolare rilievo la presenza costante e discreta e il silenzio, inteso come condizione per l’ascolto e l’interiorità.
È stata inoltre sottolineata l’importanza di contesti accoglienti e di proposte educative adeguate per i giovani, capaci di intercettare il loro desiderio di senso e di accompagnare il cammino vocazionale in modo autentico, favorendo la continuità tra esperienza di fede e vita quotidiana.
A partire da 1Pt 3,4 (“l’uomo nascosto nell’intimo del cuore”), è stato richiamato come il discernimento nasca dall’interiorità e dalla relazione personale con Dio. In questa prospettiva, la preghiera è stata riconosciuta come elemento centrale: non solo pratica, ma esperienza di incontro che aiuta a comprendere se stessi e ad ascoltare la propria chiamata.
È emersa, infine, l’esigenza di superare atteggiamenti autoreferenziali, orientando lo sguardo verso una dimensione relazionale aperta a Dio e agli altri. In questo senso, comunità e amicizia si confermano contesti fondamentali per il discernimento e la crescita vocazionale.
Le giornate, vissute in un clima di preghiera, laboratori e confronto, hanno rilanciato l’amicizia come via concreta di discernimento e di costruzione di relazioni autentiche.
L’esperienza ha rinnovato la fiducia e la speranza nel cammino vocazionale, evidenziando la vitalità delle relazioni cristiane e l’importanza dell’accompagnamento per la crescita delle vocazioni.







