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Lunedì, 03 Febbraio 2014 10:22

Un "pezzetto" al mese per "Instaurare omnia in Christo" - FEBBRAIO 2014

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Approfondendo la Decisione sullo stile di vita Atti dell’XI CG


Avvalersi dell’accompagnamento spirituale come strumento di discernimento,

di confronto e di crescita nello Spirito.  

                                                                                                                                 (Dimensione sacerdotale: n° 13, pag. 49)

 

Il tema di questo mese è in continuità con il precedente nel quale abbiamo visto l’importanza del discernimento nella nostra vita personale, comunitaria e apostolica. Ma, la realtà è che “discernere” non è una cosa scontata. Possiamo utilizzare la parola ma, in realtà, non aver praticato mai “verodiscernimento. Il n° 13 della Decisione sullo “stile di vita” che approfondiamo adesso, ci offre uno strumento, fra tanti altri, per esercitare il discernimento, nel cammino di crescita e maturazione personale della nostra risposta alla chiamata di Gesù.

Papa Francesco, nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium ha dedicato ben cinque numeri al tema: “L’accompagnamento personale dei processi di crescita” e che vengono ad offrirci un bel orientamento e una grande luce per riflettere, dialogare e valutare come siamo “accompagnate”, cosa è l’”accompagnamento spirituale”, come ci “lasciamo accompagnare” ma anche come “siamo accompagnatrici” per altre persone, siano consorelle, siano laici. Perciò, lascio a Papa Francesco la parola[1]:

169. In una civiltà paradossalmente ferita dall’anonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosità morbosa, la Chiesa ha bisogno di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all’altro tutte le volte che sia necessario. (…) La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro. Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana.

170. Benché suoni ovvio, l’accompagnamento spirituale deve condurre sempre più verso Dio, in cui possiamo raggiungere la vera libertà. Alcuni si credono liberi quando camminano in disparte dal Signore, senza accorgersi che rimangono esistenzialmente orfani, senza un riparo, senza una dimora dove fare sempre ritorno. Cessano di essere pellegrini e si trasformano in erranti, che ruotano sempre intorno a sé stessi senza arrivare da nessuna parte. L’accompagnamento sarebbe controproducente se diventasse una specie di terapia che rafforzi questa chiusura delle persone nella loro immanenza e cessi di essere un pellegrinaggio con Cristo verso il Padre.

171. Più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito, per proteggere tutti insieme le pecore che si affidano a noi dai lupi che tentano di disgregare il gregge. Abbiamo bisogno di esercitarci nell’arte di ascoltare, che è più che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l’altro, è la capacità del cuore che rende possibile la prossimità, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale. L’ascolto ci aiuta ad individuare il gesto e la parola opportuna che ci smuove dalla tranquilla condizione di spettatori. Solo a partire da questo ascolto rispettoso e capace di compatire si possono trovare le vie per un’autentica crescita, si può risvegliare il desiderio dell’ideale cristiano, l’ansia di rispondere pienamente all’amore di Dio e l’anelito di sviluppare il meglio di quanto Dio ha seminato nella propria vita. (…)

172. Chi accompagna sa riconoscere che la situazione di ogni soggetto davanti a Dio e alla sua vita di grazia è un mistero che nessuno può conoscere pienamente dall’esterno. Il Vangelo ci propone di correggere e aiutare a crescere una persona a partire dal riconoscimento della malvagità oggettiva delle sue azioni, ma senza emettere giudizi sulla sua responsabilità e colpevolezza. In ogni caso un valido accompagnatore non accondiscende ai fatalismi o alla pusillanimità. (…) La personale esperienza di lasciarci accompagnare e curare, riuscendo ad esprimere con piena sincerità la nostra vita davanti a chi ci accompagna, ci insegna ad essere pazienti e comprensivi con gli altri e ci mette in grado di trovare i modi per risvegliarne in loro la fiducia, l’apertura e la disposizione a crescere.

173. L’autentico accompagnamento spirituale si inizia sempre e si porta avanti nell’ambito del servizio alla missione evangelizzatrice. La relazione di Paolo con Timoteo e Tito è esempio di questo accompagnamento e di questa formazione durante l’azione apostolica. (…) Tutto questo si differenzia chiaramente da qualsiasi tipo di accompagnamento intimista, di autorealizzazione isolata. I discepoli missionari accompagnano i discepoli missionari.

Apriamo il nostro dialogo valutando come siamo accompagnate e come accompagniamo le persone? Cosa dovremo purificare perché l’accompagnamento dia i veri frutti spirituali che aspettiamo, in noi e negli altri? 

Buona riflessione!


[1] Cfr. Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, n° 169 a 173.