Lunedì, 24 Novembre 2014 09:49

Avvento 2014

 


“Maria, Tu porta dell’Avvento!”


CARISSIME SORELLE,

Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15,13).

Con questo augurio paolino e con questi sentimenti di speranza, voglio salutare ognuna di voi, in questo tempo in cui ci prepariamo alla celebrazione del grande mistero dell’Incarnazione di Cristo.

 

Arriviamo alle porte dell’Avvento sentendo ancora vivamente il clima di speranza vissuto attraverso la celebrazione delle varie Assemblee, in modo del tutto particolare, quella generale, appena conclusa a Buenos Aires. Per questo motivo ho pensato di non perdere questo prezioso momento storico, e unire la consueta circolare di Avvento alla presentazione delle conclusioni, che sono state il frutto dell’Assemblea generale, proponendo alla riflessione di tutte le PSMC, alcuni punti di particolare e vitale rilevanza per la nostra vita.

 

Certamente la nostra riflessione si vede provvidenzialmente arricchita dai due eventi, che orienteranno la nostra vita in questo anno 2015, ormai alle porte: l’anno della Vita consacrata e il Giubileo dei nostri 100 anni di fondazione.


Tutto conduce i nostri cuori su sentieri di speranza, di gioia, di gratitudine e di rinnovato entusiasmo e impegno. Inoltre, per quattro delle nostre Province religiose, l’inizio dell’anno indica anche l’inizio del triennio per un nuovo gruppo di governo e animazione. Tempo di grande sfida per ognuna di noi!


L’ASSEMBLEA GENERALE

Tutte avete seguito con preghiera e con aspettativa lo svolgimento dell’Assemblea generale, celebrata dal 6 all’11 ottobre a Buenos Aires. Ringrazio, a nome di tutte, per i tantissimi e sinceri auguri, che ci avete fatto pervenire e che ci hanno fatto sentire la vostra vicinanza e spirito di comunione.


Posso dire, facendomi eco di quanto hanno sperimentato le partecipanti, che è stata un’esperienza dello Spirito Santo, in forte clima di preghiera, di riflessione, di fraterno scambio, di rispetto e di comunione nella diversità. Questo ha favorito il ritrovarci serenamente nel discernimento di quanto oggi occorre alla nostra Famiglia religiosa, per vivere in autenticità e santità di vita la vocazione orionina in questo momento storico così complesso e ricco di possibilità.


Le conclusioni dell’Assemblea non sono un semplice documento teorico, che potrebbe rischiare di “aggiungere” più parole a quelle, già abbondanti, che abbiamo. È stato, invece, identificato un processo e un itinerario per i prossimi tre anni, per tutte le PSMC, che ci aiuterà ad “essere «discepole-missionarie» secondo il nuovo stile individuato dall’XI Capitolo generale e dalle esortazioni continue della Chiesa, attraverso il magistero di Papa Francesco, per rinvigorire l’identità carismatica come consacrate orionine, nel clima di speciale grazia che scaturisce dalla celebrazione dei 100 anni di Fondazione1.

Siamo arrivate all’elaborazione di questo itinerario, dopo un’attenta riflessione e discernimento delle varie realtà presentate attraverso le Assemblee provinciali e regionali, cercando di offrire, a tutta la Famiglia religiosa, un processo che risponda ai bisogni e ai desideri convergenti e a quelli specifici. Inoltre, l’Assemblea, ha identificato alcuni aspetti fondamentali (nuclei) da tener presenti nell’animazione del triennio a tutti i livelli: la dimensione sponsale della nostra VC, la formazione alla libertà, al discernimento, alla capacità di decidere e alla progettualità, la “rifondazione della carità” (IV voto), la “rivoluzione della tenerezza”, il ritorno alle fonti carismatiche, l’abilitazione alla lettura dei segni dei tempi, la localizzazione del PAI e la rivitalizzazione della Pastorale giovanile vocazionale2.


L’enfasi è stata messa, soprattutto, nella necessità di “rifondare” alcune strutture prioritarie, affinché la trasformazione e il rinnovamento del nostro stile di vita possa diventare una realtà concreta: la formazione a tutti i livelli, l’animazione, l’accompagnamento personalizzato e la rivitalizzazione della vita spirituale, riscoprendo in tutto la vitale e decisiva importanza che ha la “risposta” e “l’impegno” personale di ognuna di noi.


Dice il Documento finale: “è fondamentale e determinante la «decisione» e l’adesione personale di ogni PSMC e l’atteggiamento profondo di docilità-docibilitas allo Spirito Santo…. la capacità di «disimparare» per «imparare» la novità inedita dello Spirito per questo momento storico”3.


Per ultimo, l’Assemblea generale, ha approvato anche dei suggerimenti concreti rivolti al Consiglio generale e ai Consigli provinciali/regionali, da inserire nel Progetto triennale 2015-2017, finalizzati all’animazione e attuazione concreta del processo e dell’itinerario.


Il Documento finale completo lo troverete allegato a questa circolare e sarà oggetto di ulteriore lettura e approfondimento da parte di tutte, personalmente e comunitariamente.


L’AVVENTO, “TEMPO MESSIANICO”

L’Assemblea generale ha riflettuto sulla realtà del tempo che stiamo vivendo: la svolta antropologica in atto l’abbiamo vista, non con spirito pessimista o catastrofico, ma come un’opportunità unica che la Divina Provvidenza ci offre, per ravvivare la nostra vocazione orionina e riproporci forme di presenza e di apostolato, capaci di dare risposte alla persona e alla società di oggi.


Da autentiche figlie di San Luigi Orione, “in questi difficili tempi, tempi di nuovi pericoli, non cessiamo mai, mai, mai di porgere al mondo esempi luminosi di affetto sviscerato, di umiltà, di obbedienza intera, di carità verso la Chiesa e il Papa4.


Questo è l’unico atteggiamento che possiamo avere di fronte alle nostre realtà personali, comunitarie, di Provincia o Delegazione, di fronte alle realtà che ci circondano nell’apostolato, nel servizio, fra la gente, fra i poveri.


Siamo “orionine”:Non siamo di quei catastrofici che credono che il mondo finisca domani… Avremo novos coelos et novam terram… Una grande epoca sta per venire, ciò per la misericordia di Gesù Cristo Signor Nostro e per la celeste materna intercessione di Maria SS. un monumento grandioso vedo innalzarsi, non fondato sulla sabbia: una colonna luminosa di carità si eleva fondata sulla carità rivelata, sulla Chiesa, sulla pietra unica, eterna, inconcussa: “petram autem erat Christus5.



Da “orionine” accogliamo questo tempo storico con tutte le sue luci e ombre, forze e debolezze, con cuore grande e pieno di speranza, come un “tempo messianico” che porta nel “grembo” il Verbo di Dio. Siamo nell’Avvento di un tempo “nuovo” e “inedito”, il tempo di Cristo, del suo trionfo in noi e in tutti, siamo nel tempo in cui tutto vuole essere “Instaurato in Cristo”!


Ma, anche da “orionine”, è tempo di “rimboccarci le maniche” e darci da fare per rinnovare, prima di tutto, la nostra propria vita personale, per sperimentare in prima persona la “novità” dello Spirito, per accogliere in prima persona l’annuncio dell’Angelo che oggi, in noi come in Maria, vuole “generare” Cristo.


Poi, darci da fare, affinché “tutto e tutti” sperimentino l’amore, la misericordia e la salvezza che Gesù vuole donarci di nuovo con la festa del Natale. Don Orione continua: “Ma a questa era, a questo grandioso e non più visto trionfo della Chiesa di Cristo, noi, per quanto minimi, dobbiamo portare il contributo di tutta la nostra vita: per quanto è da noi, noi dobbiamo prepararla, affrettarla con la orazione incessante, con la penitenza, col sacrificio, e col trasformare la nostra fede, la nostra anima…”6.


Allora, “non possiamo più vivere il nostro presente con tutti i suoi limiti, freni, sconfitte come un tempo ormai “spacciato”, ma come tempo messianico, apocalittico, come tempo delle grandi verifiche, delle grandi revisioni, e delle radicali purificazioni. Ognuno di noi è in realtà un setaccio vivente della propria storia personale, comunitaria, ecclesiale, e culturale. Questo processo richiede d’altronde, come risulta sempre più evidente, l’approfondimento e la realizzazione di itinerari formativi nuovi, che ci rendano capaci di compiere questo discernimento continuo tra ciò che nelle nostre prassi (mentali e comportamentali) magari secolari è ormai morto e ciò che è ancora gravido di futuro7.


L’Avvento è questo “tempo messianico” in cui ci rimetteremo come Famiglia religiosa, per fare questa “verifica”, questa “revisione” e “purificazione” della nostra vita personale e comunitaria; è il tempo di vincere le paure e le resistenze interiori ed esteriori e aprirci, come Maria, all’”inedito”, alla “novità” che Dio vuole generare in noi; tempo “gravido di futuro” che preme a dare spazio alla “nuova creatura”, al Cristo in noi. Tempo di rendere possibile allo Spirito Santo l’attualizzazione del mistero dell’Incarnazione in ognuna di noi e nelle nostre comunità; tempo di “scrutare” per scoprire e ricominciare: “scrutare gli orizzonti della nostra vita e del nostro tempo in vigile veglia. Scrutare nella notte per riconoscere il fuoco che illumina e guida, scrutare il cielo per riconoscere i segni forieri di benedizioni per le nostre aridità. Vegliare vigilanti e intercedere, saldi nella fede8.

L’Avvento è il “clima” particolarmente speciale per mettere il nostro cuore e la nostra anima in quella “tensione messianica” che guarda, che scruta l’orizzonte con fiducia, con speranza e con coraggio.

L’Avvento è tempo di apertura, di docilità, di trasformazione, di gioiosa purificazione: “Papa Francesco ci incoraggia con passione a proseguire con passo veloce e gioioso il cammino: guidati dallo Spirito, mai rigidi, mai chiusi, sempre aperti alla voce di Dio che parla, che apre, che conduce, che ci invita ad andare verso l’orizzonte9.


ALLA SCUOLA DI MARIA

Maria, Tu porta dell’Avvento”, come recita il canto, è Madre e guida nel cammino che vogliamo intraprendere di purificazione e accoglienza. In Lei l’inedito di Dio ha preso forma umana; in Lei le promesse di Dio si sono compiute in pienezza; in Lei, “nuova Eva”, si è realizzata la “nuova creazione” e la nascita del “nuovo Adamo”, Gesù Cristo, Figlio di Dio, Figlio di Maria, fratello nostro.

Maria è la “porta del tempo messianico” perché le promesse si sono compiute in Lei e attraverso di Lei, per la sua fede pura, per la sua speranza incrollabile, per la sua carità feconda. Maria è per noi, in questo inizio del tempo di Avvento, la Madre che ci apre il cuore, che ci spiega le Scritture, che ci incoraggia nella disponibilità, che ci spinge nell’annuncio e ci insegna a “scrutare” i segni di Dio nella quotidianità della vita e a “riconoscere nei segni piccoli e fragili la presenza del Signore della vita e della speranza10.


Dalla mano e alla scuola di Maria, voglio invitarvi a meditare e approfondire, personalmente e comunitariamente, due aspetti molto significativi dell’itinerario, che l’Assemblea generale ha proposto per tutte noi, e che sono molto opportuni per preparare i nostri cuori, a vivere l’Avvento come “tempo messianico” verso la celebrazione del Natale di Gesù.


Questi due aspetti sono: “la carità” e “la tenerezza”; tutti e due sono connaturali al clima natalizio: Gesù Bambino è la carità e la tenerezza del Padre per l’umanità. La festa del Natale, è la festa dell’amore di Dio che si fa vicino, perché l’amore vero è “vicinanza”, è “compassione”, è “tenerezza”. È il più tangibile messaggio del Natale.


Quindi, non abbiamo modo più bello di prepararci a questo grande Mistero: aprire il nostro cuore e le nostre mani, durante il tempo di Avvento, alla “carità” e alla “tenerezza”; dalla mano di Maria, ci introduciamo nell’evento della Sua maternità divina, accogliendo nel nostro seno il Verbo di Dio, offrendo, come Lei, a tutti, l’amore e la tenerezza di Dio, incarnata nei nostri gesti di bontà, di dedizione, di delicatezza e di tenerezza.

 

In questa scuola di Maria e con Maria, impareremo, quindi, ad aprirci innanzitutto all’accoglienza e all’esperienza in noi stesse di questo amore e di questa tenerezza di Dio. Non sempre ci è facile “lasciarci amare” da Dio, “lasciarci” curare, accarezzare da Lui, rimanere, direi, “passive” e “gustare” della sua vicinanza, della sua tenerezza. Papa Francesco ha detto in una sua omelia: «Il Signore ci ama con tenerezza. Il Signore sa quella bella scienza delle carezze. La tenerezza di Dio: non ci ama a parole; lui si avvicina e nel suo starci vicino ci dà il suo amore con tutta la tenerezza possibile». Vicinanza e tenerezza sono dunque «le due maniere dell’amore del Signore, che si fa vicino e dà tutto il suo amore anche nelle cose più piccole con tenerezza». Tuttavia si tratta di «un amore forte. Perché vicinanza e tenerezza ci fanno vedere la forza dell’amore di Dio… più difficile che amare Dio è lasciarci amare da lui! È questo il modo per ridare a lui tanto amore: aprire il cuore e lasciarci amare. Lasciare che lui si faccia vicino a noi, e sentirlo vicino. Lasciare che lui si faccia tenero, ci accarezzi». Ha concluso il Papa, «Signore io voglio amarti, ma insegnami la difficile scienza, la difficile abitudine di lasciarmi amare da te, di sentirti vicino e di sentirti tenero»11.

 

Care sorelle, chissà se, proprio perché ci manca un poco questo “lasciarci” amare, questo “sperimentare” quotidianamente la tenerezza di Dio, non ci manca anche un poco la gioia di “amare” gli altri e di “lasciarci” amare dagli altri, cominciando dalle nostre consorelle di comunità. Il principio: “nessuno può dare ciò che non ha”, è sempre vigente e attuale.

È dall’esperienza quotidiana dell’Amore, che la nostra vita si predispone all’amore, alla cura, alla tenerezza. Maria è stata “feconda” perché si è lasciata amare, si è abbandonata senza resistenze all’amore di Dio e alla sua tenerezza, e solo dopo questo “abbandono”, diventato: “eccomi!”, il Verbo si è fatto carne in Lei, ed è diventata Lei stessa, corredentrice, amore e tenerezza per l’umanità.

 

Ma, ancora, nel Mistero dell’Incarnazione, Dio stesso ci si offre come Colui che “ama” e come Colui che, nella piccolezza di un neonato, “si lascia amare”, si lascia curare, si lascia coccolare, accarezzare. La forza dell’amore, della misericordia e della tenerezza è capace di guarire le ferite più profonde e più dolorose del fratello, della sorella, dell’umana esistenza. Certe realtà possono essere redente e sanate solo dall’amore: “solo la carità salverà il mondo”; è l’esperienza dell’amore di Dio che ha fatto di Don Orione, un amore non teorico, ma concreto, pratico.

Dice Papa Francesco: “senza la misericordia, ci sono poche possibilità di inserirsi in un mondo di 'feriti' che ha bisogno di comprensione, perdono e amore. Per questo non mi stanco di chiamare tutta la Chiesa alla 'Rivoluzione della tenerezza'"12. Il Natale che ci prepariamo a vivere, è proprio il modo in cui Dio stesso, attraverso Maria, si è “inserito in un mondo di feriti”: tutto l’amore, tutta la misericordia e la tenerezza di Dio, la troviamo in Gesù Bambino.

 

Carissime sorelle, cerchiamo in questo Avvento di incarnare in noi gesti concreti di amore e di tenerezza. Trasformiamo la nostra realtà attraverso la forza e la potenza di piccoli gesti di bontà, di misericordia, di cura vicendevole: “il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza… una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!13.

 

Iniziamo da noi, questa “rivoluzione” della carità e della tenerezza, e scopriremo la gioia profonda che viene dalla bontà offerta e ricevuta, risveglieremo la bellezza della fraternità, celebreremo in verità il Natale, come tempo di riconciliazione e di salvezza, come tempo messianico, tempo di profezia.

 

 

  • Vi invito ad organizzarvi personalmente e comunitariamente in questo tempo di Avvento, per approfondire, insieme a questa riflessione, anche, il Documento finale dell’Assemblea, nel quale potrete costatare la sintonia con quanto ognuna ha desiderato e manifestato nelle Assemblee locali.
  •  Vi invito anche a prendere in mano gli Atti dell’XI Capitolo generale, particolarmente nella Decisione sullo stile di vita, i numeri 20 e 22, e nelle nostre Costituzioni, gli Art. 46, 47, 48 e 49. Meditare questi testi e condividere quanto il Signore ci suggerisce, scoprire insieme ciò che Lui ci chiede oggi di “disimparare e ciò che ci chiama a “imparare” di nuovo.
  • Vi invito ad impegnarvi concretamente, senza paura del bene, a offrire gesti concreti di amore, di tenerezza, di cura, di compassione, verso le sorelle di comunità, verso le nuove sorelle che, in alcune Province, assumeranno prossimamente il servizio di autorità, verso le persone laiche che lavorano con noi, verso i destinatari della nostra azione apostolica.

 

Così, in questo Natale, permetteremo a Gesù di incarnarsi e di rinascere in noi e, attraverso di noi, offrirsi di nuovo al mondo.
Auguro a tutte un buon cammino di Avvento, un felice, sereno e fraterno Natale e un Anno nuovo 2015, ricco e fecondo nella celebrazione del nostro Centenario e dell’anno della Vita consacrata.


In comunione di preghiere, vi saluto, anche a nome delle Consigliere generali.
Vostra sorella:


Sr. M. Mabel Spagnuolo
Superiora generale


Buenos Aires, 1 novembre 2014.
Solennità di Tutti i Santi.

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1 Assemblea generale PSMC 2014, Buenos Aires, ottobre 2014: Documento finale, obiettivo.

2 Cfr. Documento finale dell’Assemblea generale PSMC 2014, Buenos Aires, ottobre 2014: Il cuore dell’itinerario e Le strutture prioritarie da “rifondare”.

3 Documento finale dell’Assemblea generale PSMC 2014, Buenos Aires, ottobre 2014: L’atteggiamento personale.

4 Scritti 94,121.

5 Scritti 103,274; da Buenos Aires, 3 luglio 1936.

6 Ibidem, don Orione.

7 Relazione della Superiora generale all’Assemblea generale, Buenos Aires, ottobre 2014, cfr. M. Guzzi, ibidem, pag. 82-83.

8 “Scrutate”, Seconda lettera della CIVCSVA, in preparazione all’Anno della Vita consacrata, ottobre 2014, Introduzione.

9 “Scrutate”, In vigile veglia: la profezia della vigilanza.

10 “Scrutate”, La vigile veglia: la profezia della vita secondo il Vangelo.

11 Papa Francesco, Meditazione mattutina nella Cappella della Domus Sanctae Marthae, La difficile scienza dell'amore, Venerdì, 7 giugno 2013.

12 Papa Francesco, Visita “ad Limina Apostolorum” dei tre Presuli della Conferenza Episcopale Timorense, 17 marzo 2014.

13 Papa Francesco, Omelia durante la Santa Messa all’inizio del suo ministero petrino, Piazza San Pietro, 19 marzo 2013.

 

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Documento Finale dell'Assemblea generale

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