Mercoledì, 31 Luglio 2019 08:46

“Il Signore guarda allo spirito di carità” - le luci dagli scritti di Don Orione

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Due lettere di Don Orione scritte 100 anni fa che descrivono lo spirito della sua nuova fondazione, cioè delle “Missionarie della Carità”.

Nel luglio del 1919 il Canonico Arturo Perduca, allora parroco in San Sebastiano Curone, domandava chiarimenti circa le caratteristiche di vita e le regole dell’Istituto delle Suore che don Orione alla sua richiesta ha inviato alla fine del 1917. Don Orione, tra l’altro rispondeva così:

“A Como non è una Casa [nostra], ma ne ho messe là tre [Suore] a fare da serve di Gesù Cristo a poveri orfani di guerra, che erano rimasti abbandonati: si poteva lasciarli così?

A Reggio Calabria non ho aperto Casa, ma [di Suore] ne ho mandate tre a fare del catechismo in un rione della Città dove si vive e si muore come Dio sa e dove i Sacerdoti non vanno o non potevano più andare.

Gli anni di noviziato sono almeno due: uno chiuso e uno aperto; alcune faranno prima l'anno chiuso cioè a S. Bernardino e le altre viceversa.

Il Signore poi guarda allo spirito di carità e ci benedirà e premierà secondo le opere di misericordia cioè secondo che avremo avuto carità...

Ma io non le mando che in posti dove fanno della fame, dove sono prese a sassate per poter fare del bene, e da quelli a cui fanno del bene: dove sono derise anche dalle persone di chiesa, o compatite come pazzerelle, e dove presto presto, si ammalano per la vita di lavoro e di sacrificio e se ne vanno in Paradiso a fare il Noviziato.

Non vi pare bello? In verità...Dunque mi pare che ci sia da stare contenti in Domino!

Finché c'è amor di Dio, e di sacrificio per le anime, umiltà, patimento, preghiera, che andiamo cercando?

Avanti! Avanti! Stiamo lieti, stiamo lietamente” (8 luglio 1919; Scritti 67,178).

Don Orione sapeva che non tutti riescono ad accettare tale modo di vivere e le difficoltà legate agli inizi della nascente fondazione (appena 4 anni). In riferimento a chi voleva ritirarsi, scriveva il 31 luglio 1919 alla prima collaboratrice, Giuseppina Valdettaro:

Quanto al restare o all’andare, per quanto me ne possa dispiacere, io nulla farò o dirò per trattenerla, qualora, fatti gli Esercizi Spirituali e, dopo avere pregato e preso consiglio con chi la dirige, essa ritenesse di dover lasciare l’Istituto. Voglio il bene delle anime, ma non lego le anime che a Gesù Cristo e alla Sua Chiesa. (…)

Che le cose della loro piccola Congregazione non vadano come dovrebbero sempre andare o normalmente andare, è tanto tanto evidente, però ritengo che, andando avanti con santa semplicità e fede e più fede nell’aiuto del Signore e con umile carità fraterna, si farà più profitto.

Bisogna stare attenti di non lasciarci montare la testa, ma andare all’anima e non fermarsi alle forme. Penso che molte volte è più avanti agli occhi del Signore l’ultimo dei probandi miei che non il Superiore e fondatore dei Figli della Divina Provvidenza - e allora?

Cerchiamo la sostanza, cioè l’amore di Dio, - il resto è tutto secondario, molto, ma molto secondario”.

E alla fine aggiungeva con gioia: “E stiano tranquille in Domino; e Lei la mandi a riposare ove meglio crederà. Le cose loro in Calabria vanno bene, per l’aiuto del Signore e della Madonna. E anche a Roma.

Sia lodato Gesù Cristo e Maria SS. Sac. Orione d. D. Pr.” (Scritti 65,204).

Scritti

 

Letto 372 volte Ultima modifica il Mercoledì, 31 Luglio 2019 09:23

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