I confini

Il decennio 1924-1934 è caratterizzato dall'espandersi dell'Opera all'estero: Polonia, Rodi, Argentina, Brasile, Uruguay.
Nel settembre 1934, Don Orione compie il secondo viaggio in Sud America. Contro la disparità delle condizioni sociali, Don Orione punta al richiamo dei ricchi verso i poveri: inaugura nuovi Piccoli Cottolengo, va in Cile volando sopra le Ande, si spinge all'interno del Chaco, visita più volte l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay.

 

NON TRA LE PALME

Con il manifestarsi della malattia, Don Orione viene inviato da Don Sterpi a San Remo per irpendersi e riposarsi.

Se dal punto di vista estetico Sanremo aveva sorpreso Don Orione fin dalla prima visita, non era però il luogo che avrebbe scelto per chiudere i suoi giorni.
Avrebbe preferito un luogo più periferico e una casa più povera. Ubbidisce ai medici e a Don Sterpi e nella mattinata del 9 marzo giunge a Sanremo. In quei 3 giorni scrive lettere, riceve persone, prega. La sera del 12 marzo risponde ad una telefonata da Roma: gli si chiede di ricoverare una vecchietta trovata in pessime condizioni lungo la strada. Risponde di sì. E’ l’ultimo “sì” di Don Orione agli uomini.
Alle ore 22,45, del 12 marzo 1940 con le parole “Gesù… Gesù…. Vado” chiude la sua giornata terrena.
I primi funerali si svolgono a Sanremo nella chiesa di N. S. degli Angeli.



 a grandi passi


La Congregazione si dilata in Italia e nel mondo. Don Orione nel 1921 si reca una prima volta in Sud America, in Brasile, vi apre alcune opere per la gioventù bisognosa. Torna in Italia l'anno successivo. Il cuore di Don Orione è sempre disponibile per tutti, egli infatti riceve chiunque ha bisogno di una parola, di un consiglio, di un conforto, di un aiuto, di una preghiera.

I contatti con i popoli nuovi, con nuove chiese, senz'altro gli fanno rimpicciolire l'Italia... Esperimenta un'altra grande verità per l'uomo: nessuno matura pienamente se stesso se non arriva ad una sensibilità mondiale.

I santi hanno sempre avuto, come orizzonte della loro vita, l'universo intero (consumarsi per arrivare a tutte le anime!). Finché la nostra psicologia non diventa «mondiale», Dio non può dirci le sue parole. Perché Dio, quando parla, parla sempre e solo per tutti...

Ma come ha fatto, quest'uomo di Dio, a dilatare così tanto la sua coscienza in un'epoca non favorita dai mezzi di comunicazione?

Le uscite dalla sua diocesi, le più disparate esperienze, i sogni, gli incontri con personaggi vari, le enorme sofferenze accettate per Cristo, le intuizioni, i viaggi in America latina hanno dilatato la sua coscienza dandole i confini del mondo e rendendola idonea a parlare di Chiesa, di storia, di popoli, di società, di Provvidenza...

 impegno sociale


Don Orione era sempre stato dalla parte dei poveri, dei diseredati. Cresciuto povero, vissuto povero, capiva le loro necessità, le loro ribellioni. Nel 1919 lo troviamo sulla barricata: è la barricata della penna, la barricata del foglio di carta, ma è pur sempre una barricata, dalla quale lancia il suo appello, egli vuole giustizia per i figli di Dio, vuole dignità per chi soffre e lavora.

Ancora oggi, restano mille lavori «occulti» non tutelati, resta l'abbrutimento dell'uomo asservito alla macchina, resta la piaga del lavoro minorile sfruttato sotto banco, resta il peso di uno squilibrio che agita ancora le masse in una società trasformata, ma non rinnovata nel profondo dei suoi valori. Don Orione guardava davvero lontano, anche oltre i tempi nei quali viviamo.

Aveva una grande passione per l'uomo; passione per la Chiesa e per l'uomo in modo indistinto. Illuminante a riguardo è la sua presa di posizione nei confronti del Modernismo. Egli si pone davanti alla crisi della Chiesa non sul piano della dialettica, non sul piano dei chiarimenti dottrinali, ma su quello della carità.

L'essere amico dei modernisti mentre si sente figlio devotissimo della Chiesa, fa scoprire una sua sensibilità tutta particolare: il primato della carità. Questa virtù non può mai metterci contro nessuno. Di qui il suo motto programmatico: «Fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai, a nessuno!».

Don Orione ha elaborato, sotto l'impulso della grazia dello Spirito, un patrimonio evangelico in un contesto e con contenuti essenzialmente sociali. Gli nacque nella mente e nel cuore l'esperienza religiosa dell'umanità come «insieme».

La sua santità si rivelava a lui destinata a «creare» società, a determinare cambiamento, a influire sulla sua direzione, sulla sostanza stessa dei modelli di vita dei popoli, sull'organizzazione sociale del mondo.

 

e chi lo ferma più


Dalla sua ordinazione, pian piano, Don Orione fa esperienza che questo Dio provvidente è presente negli avvenimenti della storia.

Nella sua mente continuano a nascere nuove idee! Nel 1895 dà vita al periodico La Scintilla e nel 1898 lancia il nuovo settimanale dal titolo L'Opera della Divina Provvidenza. Parte per la Sicilia, invitato da un Vescovo, dove fa sorgere un istituto per ragazzi poveri e una colonia agricola. Un grande ponte era gettato tra il nord e il sud dell'Italia, un abbraccio fraterno che si rivelerà utilissimo nel terremoto di Messina.

Chi può fermare la Provvidenza? L'Opera continua a dilatarsi... piovono da ogni parte nuove richieste!

Il 28 dicembre 1908 una scossa di 37 secondi rade al suolo Messina e Reggio Calabria, devastandone anche le zone circostanti. Don Orione apprende dai giornali la notizia del disastro e decide di recarsi sul luogo ritrovandosi in mezzo a bambini bisognosi di cure, adulti senza più speranza, spogliati di tutto, ormai rassegnati a lasciarsi andare alla deriva.

Nel 1913 l'Opera superò l'Atlantico e pose piede in Brasile con i suoi missionari. Nel 1915 un nuovo terremoto ad Avezzano, nei villaggi della Maiella e della piana del Fucino: tutta la Marsica è sconvolta! Don Orione, naturalmente, accorre ed il suo cuore è tutto rivolto ai ragazzi senza più nessuno. Terminata questa emergenza già premevano alle sue porte altri orfani: l'Italia era entrata in guerra.

Per far fronte sempre meglio alle necessità degli umili, dei piccoli e dei più poveri, assecondando un antico desiderio, nel 1915 Don Orione dà origine alla congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità, in una borgata di gente molto misera, a Tortona. Egli le vuole mamme dei piccoli, sorelle premurose dei più derelitti, a servizio delle membra doloranti del corpo di Cristo.

Sia il terremoto di Messina che quello della Marsica lo invitano a varcare i confini della sua chiesa locale per fare esperienza di altre chiese particolari. In queste esperienze esprime una puntualità superiore a quella dello Stato; prova una sofferenza unica perché, in parte provocata da fratelli nella fede e nel sacerdozio; ma tutto serve ed è capovolto in bene per chi ama Dio.

Nel suo caso, si sentirà sempre più sacerdote di Cristo e Cristo crocifisso; non per nulla sottolineerà che la sua opera è nata il venerdì di una settimana santa...

Esperienze di questo e di altro genere, come gli incontri con le categorie più svariate di persone, con i santi, con i Papi (ben cinque!), lo plasmano fino a farlo giungere ad una maturità di coscienza che lo fa sentire: uno di vocazione universale.

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